Benvenuti nel mio blog!!! - Emozioni Dietro L'Obiettivo ...
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10 novembre 2009

Passo Rolle e Pale di San Martino di Castrozza

La Leggenda di Re Laurino


Come più e più volte ho sottolineato, questo luogo rappresenta per me un vero e proprio angolo di paradiso! Le sue rocce, i suoi torrenti e specchi d'acqua, la sua flora e, non per ultima, la sua fauna si integrano in un perfetto equilibrio!




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/10", GND8 (p121s), Scatto Remoto



Da un punto di vista paesaggistico, il Passo Rolle costituisce una delle mete predilette da tutti per godere dal vivo dello spettacolo dell'enrosadira; questo grazie al particolare orientamento delle pareti delle Pale di S. Martino, che garantiscono lo spettacolo 365 giorni l'anno (bel tempo permettendo =D ).




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/8", GND8 (p121s), Scatto Remoto



Il fenomeno dell'enrosadira (il termine deriva da una parola ladina che letteralmente significa "diventare di colore rosa") è legato alla particolare composizione rocciosa di queste vette, la dolomia, contenente dolomite, un composto di carbonato di calcio e magnesio. Il fenomeno è ben visibile soprattutto in quelle sere (e mattine) in cui l'aria è particolarmente limpida.




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/8", GND8 (p121s), Scatto Remoto



Un'altra suggestiva spiegazione legata alla tradizione locale è quella data dalla leggenda del Re Laurino, un Re dei Nani che aveva sul Massiccio del Catinaccio uno splendido giardino di rose (il significato della parola Rosengarten, con cui sono chiamate queste vette, è appunto "giardino di rose").




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/6", GND8 (p121s), Treppiede, Scatto Remoto



Un giorno il principe del Latemar (il massiccio dolomitico situato a sud del Catinaccio, noto soprattutto per i suoi riflessi nelle acque cristalline del Lago di Carezza) incuriosito dalla vista delle rose, si inoltrò nel regno di Re Laurino. Durante la sua visita, conobbe Ladinia, la figlia del re, se ne innamorò e la rapì per farne sua sposa. Il padre, disperato per la perdita della figlia, mandò una maledizione sul suo giardino di rose, colpevole di aver tradito la posizione del suo regno: né di giorno, né di notte alcun occhio umano avrebbe potuto ammirarlo. Laurino dimenticò però il tramonto (e l'alba) quando, ancora oggi, il giardino e i suoi colori divengono ancora visibili ed apprezzati.




D40, Nikkor 12-24 f/4 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/6", GND8 (p121s), Treppiede, Scatto Remoto


9 novembre 2009

Pubblicazione Articolo

Girando sul web ieri sera mi sono accorto che il sito aveva selezionato come vero e proprio articolo il mio ultimo post sulle considerazioni che avevo scritto sulla D40 (D40 Duoble Kit Zoom).



Ecco il link alla pagina in cui è contenuto l'articolo:























Il bello è stato che appena aperta la pagina ho iniziato a leggere senza dar troppo peso alle immagini, ma appena lette le prime righe e posato l'occhio sulle fotografie, mi sono reso conto che era il mio post!! =D


27 ottobre 2009

D40 Double Zoom Kit

Considerazioni dopo due anni di utilizzo

Ho acquistato la mia prima reflex a fine agosto 2007, in occasione dei 90 anni di Nikon: la D40 con il Double Zoom Kit che comprendeva il Nikkor AF-S DX 18-55 mm f/3.5-5.6G ED II e il Nikkor AF-S DX 55-200 mm f/4-5.6G IF-ED.

Dopo due anni di utilizzo e viste le numerose domande chi mi sono state poste su questa attrezzatura, ho deciso di scrivere le mie considerazioni in tre articoletti:

- Considerazioni sulla Nikon D40
- Considerazioni sul Nikkor AF-S DX 18-55 mm f/3.5-5.6G ED II (in via di costruzione)
- Considerazioni sul Nikkor AF-S DX 55-200 mm f/4-5.6G IF-ED




Considerazioni sulla Nikon D40

Essendo un assoluto neofita nel campo della fotografia, decisi di orientarmi su una entry level che mi garantisse un buon rapporto semplicità di utilizzo/qualità dell’immagine. Inoltre, il suo prezzo assolutamente competitivo mi spinse a scegliere questo modello anziché i corrispettivi delle altre case (al momento dell’uscita era il più economico in assoluto!).

Le considerazioni riportate in seguito vengono dalla mia esperienza sul campo. Non ho mai fotografato con diversi corpi macchina e ho spremuto la D40 in campo prettamente paesaggistico e naturalistico.



Caratteristiche tecniche

Per le specifiche tecniche complete rimando alla sezione dedicata del sito ufficiale: Specifiche Tecniche D40

La principali caratteristiche che saltano subito all’occhio sono:

-
sistema di messa a fuoco inesistente (questo permette sì di ridurre costo e peso in modo considerevole, ma impedisce l’utilizzo di ottiche non dotate di Silent Wave Motor, quali ad es. il 50 mm f/1.8, se non con messa a fuoco manuale);
- il
peso, anche se non è la reflex più leggera sul mercato (il corpo macchina della D300 pesa 825 g senza batteria; la Canon EOS 350D, sua rivale al momento dell’uscita, e le Nikon D60 e la nuova D3000 circa la eguagliano, pesando soli 10 g in più; il peso è superiore solo alla nuova Canon 1000D con i suoi 450 g. Per avere un confronto, basti anche pensare che il Nikkor 12-24 f/4 da solo pesa 490 g!);
- le
dimensioni, paragonabili comunque alle rivali della sua categoria (in genere le Nikon hanno le stesse dimensioni, mentre le Canon di nuova generazione hanno proporzioni leggermente differenti con i loro 129 x 97,5 x 62 cm).
-
pixel effettivi (sono molto pochi in confronto a quelli garantiti dalle concorrenti che si aggirano tra i 10 e i 12 megapixel);
-
sensibilità ISO (limitata la scelta degli ISO in casa Nikon con incrementi di solo 1 EV; in casa Canon la nuova 1000D consente un range maggiore passando dai 100 ai 1600 ISO con incrementi di 1/3 EV).



Riflessione sulle caratteristiche tecniche

Quando Nikon fece uscire la D40, le sue caratteristiche erano assolutamente innovative e concorrenziali, anche se in breve tempo fu soppiantata dall’esponenziale crescita tecnologica delle varie case (l’uscita della Canon EOS 350D da 8 megapixel ha richiesto a casa Nikon un immediato aggiornamento con la D40x). La D40 costituiva la reflex più economica disponibile sul mercato per i neofiti, volenterosi di imparare, limitando però i costi della gavetta!

Questa
entry level consente di ottenere foto di buona qualità utilizzando il comodo menu di accesso rapido quale è il Digital Vari-Program: la reflex studierà per noi le caratteristiche della scena che stiamo inquadrando! Ma il risultato non sarà mai paragonabile a quello che otterremo se acquisiamo il controllo di tutti i parametri consentiti. Infatti è solo conoscendo a fondo le potenzialità e le pecche di questa fotocamera che potremmo sfruttarla al meglio! Conoscere a fondo i principi della fotografia (diaframma, sensibilità ISO, profondità di campo, etc. …) è indispensabile per assumere il controllo del mezzo.

Ho effettuato fino ad oggi migliaia di scatti tra test e escursioni (basti pensare che le prime volte che utilizzavo la reflex in escursioni di una giornata portavo a casa tranquillamente 1000 foto da selezionare!). Ho utilizzato la reflex in piena afa estiva con temperature che si aggiravano intorno ai 35-40°C e l’ho portata con me nel freddo delle notti invernali fino a temperature che si spingevano ben sotto lo zero (ho effettuato un test anche a -5°C)!

Ciò che più ha fatto parlare della D40 è stata l’assenza di un sistema di messa a fuoco: questa caratteristica limita l’utilizzo di alcune ottiche (quelle non dotate di
Silent Wave Motor, che sarà possibile utilizzare solo con messa a fuoco manuale), ma a mio avviso non limita affatto la qualità dell’immagine che possiamo ottenere e tanto meno la nostra fantasia: sono numerose le ottiche compatibili, di qualità e prezzo differenti in base alle nostre esigenze e alle nostre tasche. L’interfaccia molto semplificata rispetto le reflex presenti sul mercato, ne rendevano più chiaro (non immediato) l’utilizzo. Il display di 2,5 pollici mostra tutti i dati necessari per fare una foto: dalla velocità di otturazione fino alla sensibilità, passando per la qualità dell'archivio o il punto di messa a fuoco. Incorpora anche un'illustrativa rappresentazione grafica del diaframma, che aiuta i principianti a capire la relazione tra il numero F e la quantità di luce che giunge al sensore. Ma credo che le caratteristiche principali di questo corpo macchina siano facilmente evidenziabili da chiunque; vorrei, invece, provare a scovare quali sono i veri limiti di questa fotocamera e capire se è possibile arginarli.



L’esposimetro

La principale “pecca” ritengo sia l’esposimetro: affidarsi completamente ad esso, ad esempio scattando in a priorità di diaframmi (A), ritengo sia una bella scommessa! I tre differenti sistemi di misurazione esposimetrica (
Color Matrix 3D II, Ponderata Centrale, Spot) garantiscono una buona versatilità di utilizzo, ma nella maggior parte delle situazioni di luce non si deve pensare che l’esposimetro faccia i miracoli! È necessario il nostro intervento, che andrà ad ottimizzare l’esposizione compensando con gli equivalenti. Ma anche così facendo spesso mi sono trovato con fotografie sotto o sovraesposte.

Il primo accorgimento che possiamo adottare è quello di scattare in
NEF anziché in JPG: questo ci permette di recuperare parzialmente le cose in fase di post produzione (pp).
In seconda istanza, possiamo utilizzare i potenti mezzi della tecnologia dell’era digitale: l’
istogramma e le alte luci! Una volta eseguito, lo scatto apparirà sul monito LCD della nostra fotocamera: questo ci darà la possibilità di studiare i vari parametri di scatto (nell’era dell’analogico era necessario munirsi di carta e penna e rimandare tutto alla fase dello sviluppo!) così come l’istogramma (nel quale controlleremo l’esposizione generale della foto) e le alte luci (verificheremo che la foto non sia sovraesposta, cioè che non ci siano bianchi bruciati). [per informazioni sull’istogramma rimando ad un articolo di E.A. Juza: Esposizione e Istogramma]

Dopo un po’ di tempo personalmente ho imparato a calcolare ad occhio l’esposizione e poi ottimizzarla verificando l’istogramma e le alte luci dello scatto di prova. Chiaro che questa tecnica non va bene nel momento in cui si deve cogliere l’attimo come in fotografia sportiva! Ma se abbiamo la possibilità di studiare un minimo la scena, per me è diventata la più rapida ed economica. Scattando in A sarà necessario eseguire almeno 4 passaggi per settare la modalità di misurazione esposimetrica, senza considerare che magari devo avvicinarmi o zoomare sul soggetto per far si che l’esposimetro calcoli correttamente il tempo (l’esposimetro ha comunque un raggio limitato!)… personalmente preferisco scattare in manuale (M) ed essere io a dettar legge.



La sensibilità ISO

La sensibilità ISO (da 200 a 1600 con step di 1 EV) è sicuramente limitata; per il campo paesaggistico manca a mio avviso la possibilità di scendere a 100 ISO, cosa però comune a diverse reflex di casa Nikon. Ma la caratteristica che trovo più limitante di questa categoria è la possibilità di salire/scendere di uno stop alla volta; potremmo scegliere esclusivamente tra i 200 – 400 – 800 – 1600 ISO! Solo in automatico la reflex può modificare la sensibilità di 1/3 di EV, cosa che a dire la verità non mi spiego!

Vediamo alcuni esempi in situazione di luminosità differente: 1) luce naturale diurna; 2) luce artificiale.

1) Luce naturale diurna:


Foto 1: ISO 200, 1/100”, f/11, ev -1, 12mm, WB AUTO


Foto 2: ISO 400, 1/200”, f/11, ev -1, 12mm, WB AUTO


Foto 3: ISO 800, 1/400”, f/11, ev -1, 12mm, WB AUTO


Foto 4: ISO 1600, 1/800”, f/11, ev -1, 12mm, WB AUTO

Cliccando sulle immagini sarà possibile visualizzarle a formato pieno (3008x2000): sarà così possibile valutare a fondo la qualità dei singoli scatti. Ogni scatto è privo di ogni elaborazione. Tutte le foto sono state eseguite con Nikon D40 e Nikkor 12-24 f/4.

La qualità dell’immagine in condizione di luce naturale diurna (giornata nuvolosa; come vedremo in seguito, le cose cambiano in condizioni di luce estreme, quali sono quelle della fotografia notturna) scade man mano che si alzano gli ISO, ma la perdita di qualità a mio avviso non è assolutamente di entità considerevole dato il mezzo nelle nostre mani. Come si vede negli esempi, già a 400 ISO nelle ombre si può notare l’effetto pixel, nulla comunque che ne pregiudichi la stampa in grande formato; a 800 ISO i pixel si vedono un po’ in tutta la fotografia. Saremo però in grado di scattare tranquillamente a 800 ISO in condizioni di luce difficile ottenendo un buon compromesso. Vi mostro un ulteriore esempio.

La foto così come pronta per il web:




Un ritaglio al 100% privo di ogni elaborazione:



Cliccando sulle immagini sarà possibile valutarne la qualità a pieno formato.

Trattandosi di un corpo macchina
entry level, per me la qualità dell’immagine è di assoluto rilievo! Concordo che se siamo appassionati del genere o che se la foto è destinata a pubblicazioni e stampe, la D40 non possa reggere il confronto con le sorelle maggiori! Bisogna sapersi accontentare…


2) Luce artificiale (lampadina al tungsteno da 230V):


Foto 1: ISO 200, 6”, f/11, ev -1, 12mm, WB Incandescenza


Foto 2: ISO 400, 3”, f/11, ev -1, 12mm, WB Incandescenza


Foto 3: ISO 800, 1.6”, f/11, ev -1, 12mm, WB Incandescenza


Foto 4: ISO 1600, 1/1.3”, f/11, ev -1, 12mm, WB Incandescenza


Cliccando sulle immagini sarà possibile visualizzarle a formato pieno (3008x2000): sarà così possibile valutare a fondo la qualità dei singoli scatti. Ogni scatto è privo di ogni elaborazione. Tutte le foto sono state eseguite con Nikon D40 e Nikkor 12-24 f/4.

Qui la situazione diventa più estrema: la scarsa luminosità obbliga a prolungare il tempo di esposizione, facendo emergere maggiormente quello che è il rumore. Mentre a 200 e 400 ISO la qualità della nostra immagine è soddisfacente (il rumore presente è facilmente rimovibile in pp), già a 800 ISO si ha un calo considerevole della qualità; ancor peggio a 1600 ISO. Anche qui, non mi sento di sentenziare l’impossibilità di utilizzo, dipenderà molto da quello che vorremo fare con la nostra foto! Ad esempio, sono un amante della fotografia notturna e in particolar modo della fotografia paesaggistica con stelle puntiformi. Per ottenere queste foto c’è solo un modo: sparare gli ISO a tutta! La qualità è scarsa, ma l’impatto emotivo della foto per me vale il gioco: ovvio che non manderò mai in stampa una foto del genere, per quanto mi riempia di emozione e soddisfazione!!


Foto così come pronta per il web:



Ritaglio 100% elaborati e non:



Cliccando sulle immagini sarà possibile valutarne la qualità a pieno formato. I ritagli sono al 100%; l'eventuale elaborazione ha previsto: livelli, riduzione rumore, desaturazione applicati con Photoshop.

In questo caso c’è poco da fare per ovviare a questo limite: innanzitutto potremmo giocare il più possibile con il diaframma e la profondità di campo per accorciare il tempo di esposizione. In seconda istanza potremmo montare la nostra reflex su un valido supporto (treppiede) in modo da evitare il mosso. Ma se il nostro intento è di congelare un istante in condizioni di luce estrema, beh per me conviene mettere via la D40 e godersi il momento! Ovvio che se non avremmo problemi legati al tempo di esposizione, la nostra scelta ricadrà su ISO bassi (200) e diaframma sufficientemente chiuso, garantendo la migliore qualità possibile.

Come detto in precedenza, trovo molto limitante la scarsa possibilità di scelta in manuale: ma visto il pubblico a cui è destinato questo corpo macchina, non credo che la cosa sia così rilevante, soprattutto per chi come me è appassionato di fotografia paesaggistica.



La regolazione del bilanciamento del bianco (WB)

Anche qui molto probabilmente il pubblico che usufruirà di questa fotocamera non lo percepirà come un limite. Per me l’assenza di un selettore di gradi Kelvin rende molto macchinoso il calcolo del WB. Anche la resa in presenza di luce artificiale qual è quella data da luci fluorescenti o al tungsteno lascia a desiderare (vedi es. riportati per lo studio della sensibilità ISO): questo ritengo sia il vero limite della D40 in questa funzione.

Ma veniamo al calcolo del
WB in campo paesaggistico: le opzioni preimpostate sicuramente ci agevolano il compito (WB: auto, sole diretto, nuvoloso, ombra), ma da qui a capirne il risultato ci vuole una certa abitudine!! Infatti il menu rapido ci consente di impostare solamente queste opzioni ad accesso rapido (tramite il tasto “?” è possibile conoscere all’incirca la temperatura in gradi Kelvin dell’opzione che desideriamo selezionare); il menu di ripresa, invece, ci da la possibilità di corregge di ±3 step la temperatura, ma non è dato a sapere però il range di incremento in gradi Kelvin di ciascuno step. Perciò, ho deciso di eseguire un rapido test per calcolarlo empiricamente.

Ho eseguito 3 sessioni di scatti di 7 fotografie ciascuno a differenti
WB:

1) superficie bianca in ombra:


WB: Ombra
7 foto (-3, -2, -1, 0, +1, +2, +3)


2) soggetto in ombra:


WB: Ombra
7 foto (-3, -2, -1, 0, +1, +2, +3)


3) soggetto al sole:


WB: Sole diretto
7 foto (-3, -2, -1, 0, +1, +2, +3)


Le foto sono state realizzate con Nikon D40 e Nikkor 55-200 f/4-5.6; i NEF sono poi stati aperti in Camera Raw per il calcolo dei gradi Kelvin corrispondenti.

Come è facilmente deducibile dagli esempi sopra riportati, a ciascuno step corrisponde una temperatura in gradi Kelvin prestabilita e costante; però il range di incremento di ogni step non è costante.
Questo fatto complica notevolmente le cose, rendendo assolutamente macchinoso impostare la temperatura desiderata. Personalmente scelgo sempre un
WB standard (auto, sole diretto, nuvoloso) che poi vado a perfezionare in caso sia necessario in pp. Se non si fosse dotati di un programma in grado di farlo e fosse necessario eseguire questa operazione on camera, la cosa sarebbe disastrosa! Sarebbe necessario avere un foglietto con riportate le temperature per ogni step; senza considerare la scarsa accessibilità a questo menu di selezione. Oppure bisognerebbe procedere in modo empirico. Insomma, un procedimento del tutto fuorché semplice e che ci farebbe perdere almeno il 50% delle occasioni!



Il monitor e i menu di selezione

Come accennavo prima, il sistema utilizzato dalla D40 ha sicuramente dei pregi (intuitività, fondamentale per un principiante), ma ahimè anche difetti.
Su tutti la lentezza a navigare nel menu: la disposizione dei vari elementi è sufficientemente ben gestita, ma la rapidità di risposta dei comandi è tutto fuorché immediata. Questo fa sì che la navigazione attraverso le funzioni e le impostazioni risulti abbastanza tediosa, prolungando inevitabilmente i tempi di settaggio che in alcune occasioni sarebbe bello fossero nulli!

Anche la selezione di alcune opzioni a volte risulta artificiosa: prendiamo ad esempio la modalità di scatto (premetto di non conoscere il funzionamento in materia di altri corpi macchina; il ragionamento che ne verrà fuori sarà basato esclusivamente sulla personale praticità d’uso). Se voglio eseguire una serie di autoscatti, dovrò reimpostare la funzione al termine di ogni foto!! Concorderete con me che la cosa è abbastanza poco economica… Personalmente poi, nel momento in cui accendo la reflex, mi piacerebbe trovare le impostazioni così come erano state settate prima di spegnerla.

Venendo al monitor, come tutti i modelli di “vecchia generazione”, è sprovvisto di
Live View; la cosa non importa nella maggioranza delle situazioni, anche perché l’immagine attraverso il mirino risulta sufficientemente leggibile e risparmiare la batteria non è mai una cattiva cosa. In particolari circostanze però, ad es. quando siamo costretti a fotografare in spazi angusti o ad altezze molto basse, la possibilità di avere un monitor orientabile e dotato di Live View non sarebbe affatto male…

I pulsanti sulla fotocamera sono limitati al minimo indispensabile: ottima cosa per far sì che il neofita acquisti pian piano dimestichezza con il gioiellino che ha tra le mani. Ma nel momento in cui si è pratici in materia, avere qualche pulsante di accesso rapido in più non sarebbe affatto male (esiste la possibilità di preselezionare un accesso rapido con il pulsante
Fn tra le seguenti caratteristiche: autoscatto, modo di scatto, qualità/dimensione foto, sensibilità ISO, WB). Inoltre, altra carenza, di cui i più nemmeno si accorgeranno, è l’assenza del tasto per la profondità di campo: in fotografia paesaggistica ritengo che l’uso di filtri digradanti neutri sia a volte una mano santa! Capire dove posizionare il passaggio del filtro solamente guardando attraverso il mirino a volte è frustrante e questa funzione risulterebbe essere davvero preziosa per imparare. Ma ripeto, forse questa è una fissa di un fotoamatore che richiede per le sue esigenze ben più di quello che concede una entry level.



La durata della batteria

Di certo la batteria della D40 non garantisce miracoli nelle situazioni estreme! Di norma la casa dichiara una durata di 470 foto utilizzando lo scatto singolo; se non si scatta in situazioni difficili si possono ottenere una quantità di fotografie ben maggiore di quanto dichiarato.

Non ho ancora effettuato dei test veramente al limite per le alte temperature, mentre mi sono trovato più di una volta a scattare sotto zero.

Esponendo direttamente la fotocamera a queste temperature potremmo effettuare non più di 10-20 scatti. Sarà necessario adottare degli accorgimenti: sacchetti antigelo, esporre per il minor tempo possibile la fotocamera al freddo, ripararla dal vento, etc. ma quello che trovo più soddisfacente è mettere la sciarpa di lana alla reflex! Eh sì, questa isola quasi perfettamente la fotocamera, consentendovi di scattare come se vi trovaste a temperature nettamente superiori, lasciando la possibilità di accedere ai vari menu (potrei brevettarla!).

A quanto ne so, siamo in grado di prolungare la nostra possibilità di scattare in ambiente interno sfruttando l’adattatore
CA EH-5 collegabile ad una presa di corrente, mentre ciò non è possibile quando si scatta all’esterno (cosa ad es. possibile con la Nikon D300 sfruttando il Multy-Power Battery Pack MB-D 10); questo lo considero un deficit davvero importante per chi compie escursioni e viaggi in posti in cui l’elettricità non è così facilmente fruibile: è necessario munirsi di ulteriori batterie da portare sempre con sé! Sarebbe meglio avere tutto in un unico pezzo…



Caratteristiche non testate

Ci sono alcune proprietà della fotocamera che purtroppo non ho testato a fondo: 1) scatto continuo; 2) flash; 3) menu ritocca.

1) Scatto continuo:
La casa dichiara una velocità di scatto pari a 2,5 fotogrammi per secondo per un massimo di 100 scatti (dimensioni grandi o piccole in formato
JPEG FINE). La prestazione come velocità non era al momento dell’uscita sul mercato tra le più soddisfacenti, ma la possibilità di scattare fino a 100 foto in 40” era sorprendente!
Scattando in
Nef però le cose cambiano: nel primo secondo la reflex scatta ad una velocità circa pari a quella dichiarata, per poi diminuire scattando poco più di 1 fotogramma per secondo.

2) Falsh incorporato:
Il piccolo flash-in consente una compensazione da -3 a +1 EV con incrementi di 1/3 EV. Non è sicuramente utilizzabile se si desidera un’illuminazione di un’ampia scena: questo per il raggio di illuminazione ridotto. Ho avuto però modo di sfruttarlo qualche volta per illuminare soggetti in condizioni di luce particolari riuscendo così a portare a casa scatti altrimenti impensabili (persone in controluce all'ora blu!).

3) Menu ritocca:
Trovo che le funzioni di questo menu possano aiutare in minima parte chi non è provvisto di un programma per la pp. Ho utilizzato esclusivamente in un’occasione la funzione Sovrapponi immagine per ottenere un effetto creativo.



Conclusioni

Pro:
- leggerezza;
- intuitività dei comandi (grazie anche al menu di spiegazione disponibile on-camera per tutte le funzioni)
- prezzo;
- robustezza, nonostante sia costruita in plastica;
- qualità dell’immagine con bassi livelli di rumore.

Contro:
- limitazione del range sensibilità ISO (mancano i 100 ISO e la possibilità di incrementare la sensibilità di 1/3 di EV);
- navigazione nei menu;
- limitazione dell’autonomia;
- limitazione della dimensione dell’immagine per il sensore da 6 megapixel;
- limitazione nella praticità di messa a fuoco per la presenza di soli 3 punti per la messa a fuoco.

Traendo le conclusioni, credo che la D40 sia una reflex
entry level ancora assolutamente competitiva con le fotocamere di nuova generazione per chi è un assoluto neofita del mondo della fotografia. Il suo prezzo ormai nullo è davvero un ottimo compromesso per tutte le tasche (a parer mio non vale la pena di acquistare una compatta se non per una questione di dimensioni!). Fatta eccezione per esigenze particolari, i 6 megapixel garantiscono una stampa di qualità 20x30 cm senza alcun intervento.

Sitografia: Nikon D40: recensione

13 ottobre 2009

Camminando tra le nubi...

Sulle sponde del Lago Cavallazza

06/08/2009: erano pochi giorni che aspettavo l'occasione, ma quel tempo sembrò non passare mai... una nuova opportunità per fuggire nel mio angolo di paradiso, quel pezzetto della Terra che aveva saputo stupirmi così profondamente la volta precedente.

Arrivato al passo con mio fratello in tarda serata, capisco subito che la fortuna questa volta non può far nulla: nuvole ovunque, vento quasi assente, fatta eccezione per l'abituale brezza serale che soffia da nord.
Sconsolati, decidiamo comunque di attrezzarci e partire!! Questa volta lasciamo la macchina al parcheggio di Passo Rolle e prendiamo la strada sterrata che ci conduce fino alla Caserma del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza e da qui proseguiamo per il sentiero (inizialmente una pista da sci, da cui parte un sentiero sulla destra subito prima della sommità della Tognazza): la nostra direzione non era mutata dalla volta precedente!!

Arrivati sulla cresta, un muro bianco ci sorprende! La massa uniforme d'un tratto apre le sue fauci intorno a noi per inghiottirci senza che nemmeno ce ne rendessimo conto... dopo una mezz'oretta di cammino arriviamo sulle pendici della Piccola Cavallazza, esattamente sopra al lago. Un bel maschio di camoscio (rupicapra rupicapra) regna sulla zona dall'alto di una rupe, giusto una ventina di metri sotto di noi.
Le nubi coprono a tratti la nostra visuale sul bacino sottostante: approfitto della presenza di una vecchia radice di mugo per congelare quell'istante!



D40, Nikkor 12-24 a 15mm, f/16, ISO 200, 1/20", GND4 (P121M), Treppiedi


Viste le condizioni meteo, decidiamo di non proseguire e di scendere verso la riva del lago Cavallazza. La zona più a monte dello specchio d'acqua si sta lentamente trasformando in torbiera, e qui crescono in abbondanza gli eriofiri (eriophorum angustifolium Roth., conosciuti anche con il nome di piumini)!



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/15", GND4 (P121M), Treppiedi


Questi particolarissimi fiori hanno il buffo aspetto di un batuffolo di cotone!! Sono un vero piacere per gli occhi!! Le nubi però sembrano inseguirci, e calano velocemente sul lago coprendoci completamente la visuale.


D40, Nikkor 12-24 a 24mm, f/16, ISO 200, 1/15", GND4 (P121M), Treppiedi


Ancora un momento in cui si alza il sipario...


D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/15", GND4 (P121M), Treppiedi


... poi tutto cade nell'oblio...

Amareggiati in volto per le condizioni meteo trovate, dentro noi aleggiava un non so che di soddisfazione per l'esperienza al confine della realtà che avevamo appena vissuto... consumata la nostra cena in loco, ci siamo poi avviati verso casa...


5 ottobre 2009

Evasioni

Il mio angolo di paradiso...

Passo Rolle, le pareti verticali delle Pale di San Martino di Castrozza, il parco Naturale di Paneveggio… Luogo di interesse geologico, data la contrapposizione di rocce molto differenti tra loro (i porfidi quarziferi della catena del Lagorai, formazioni facilmente riconoscibili per la loro colorazione rossastra, e la dolomia delle candide e svettanti vette delle Pale); luogo di incontro dell’Uomo e del Cervo, re indiscusso di queste foreste (facilmente avvistabile nel Recinto del Centro Visitatori di Paneveggio); luogo di preistoria (nei dintorni dei Laghi di Colbricon sono state rinvenute delle testimonianze di insediamenti di cacciatori del Neolitico – 12000/10000 a.c. – tra cui punte di lance, frecce e referti dei loro accampamenti) e di avamposti militari (manufatti risalenti alla Grande Guerra si possono ritrovare sulle vette della Piccola e Grande Cavallazza); luogo dov’è possibile sentir scorrere il tempo, senza che nulla sia in grado di scalfire la nostra integrità.
Questa è la mia visione, il mio angolo di paradiso.



10 scatti verticali con D40, Nikkor 12-24 a 24mm, f/8, ISO 200, 1/125", GND8 (P121s), Mano Libera (full detail)


27 Luglio 2009: lasciammo l’auto nel parcheggio di Malga Rolle. Dopo il turno del mattino, avevo deciso di fuggire dalla quotidianità, avevo bisogno di estraniarmi dai ritmi frenetici della società moderna. Coinvolsi nell’avventura anche mio fratello: destinazione Cima Cavallazza.

Erano le 18:00 quando ci incamminammo verso i laghi di Colbricon. Secondo la normativa vigente nel parco, saremmo dovuti tornare entro le 21:00; oltre era vietata la sosta in tutta l’area protetta. Le nuvole andavano e venivano. L’eccitazione per il tramonto ormai prossimo era incontrollabile. Partimmo: l’andatura fu quanto mai sostenuta.

Pochi erano gli escursioni che tornavano dai laghi a quell’ora: li salutavamo con un cordiale sorriso, e loro ricambiavano con uno sguardo di dubbio stupore, come per suggerirci “Guardate che state procedendo verso la direzione sbagliata!”… come se si stessero chiedendo “Ma dove vanno a quest’ora!?”… Non sapevano che lo spettacolo vero doveva ancora iniziare…



6 scatti in orizzontale con D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/9, ISO 200, 1/30", GND8, Treppiede (full detail)


Arrivati ai laghi di Colbricon, i nostri occhi si alzarono in cerca della vetta della Cavallazza, ma le nuvole la cingevano d’assedio: il nostro umore non era dei migliori date le scarse probabilità di assistere al tramonto.
Il sentiero fin qui era stato in falsopiano; ora la salita si faceva più ripida e a tratti le tracce del percorso erano poco visibili: nonostante ciò il nostro ritmo non diminuì… a metà dell’ascesa facemmo una sosta. Ora l’altezza ci consentiva di spaziare con gli occhi verso l’orizzonte: le nubi a ovest si stavano dileguando, la fievole fiamma di speranza tornò a riprendere vigore! Gli ultimi passi verso la croce che testimoniava il nostro arrivo non furono proprio dei balzi di gioia. Lo sguardo rivolto a est verso il Cimon vagava in una massa bianca informe: nuvole…
Posammo gli zaini a terra lungo i camminatoi delle trincee e ci sedemmo ad aspettare: gli occhi, fissi al vuoto intorno a noi, emanavano raggi di calore per sciogliere le nubi… niente. Ma quella lucina di ottimismo mi spinse a prendere in mano la reflex e balzellare qua è là in cerca di primi piani papabili se mai la fortuna avesse guardato verso noi! E così fu…

Mentre giravo in attesa che la visuale si aprisse un po’ verso le Pale, il sole decise di farsi spazio tra le nuvole che abbracciavano il Colbricon. È stato un momento, un attimo di luce divina… il sole faceva capolino sopra le nubi, mentre i suoi raggi affilati si aprivano dei varchi nella bianca giungla sottostante. La mia mente non era in grado di contemplare la bellezza dell’attimo e contemporaneamente impostare la fotocamera… ora che tutto fu pronto, la luce si stava spegnendo…



D40, Nikkor 12-24 f/4, GND8, Mano Libera


Colpi di luce facevano sembrare anche un anonimo ciuffo d’erba un elemento dal fascino irresistibile: il verde scintillante sembrava fosse dotato di uno speciale richiamo per i raggi del sole. Data la particolarità del momento, mi affrettai ad inquadrare e scattare!



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/22, 1/15, ISO 200, GND( (P121s), Treppiede


Ora le nubi si stavano dileguando, la luce che accarezzava i pascoli scoscesi della Piccola Cavallazza e della Tognazza si stava scaldando. Le pareti verticali guardavano dritte il sole che si accingeva a tramontare… la magnificenza delle Pale rendeva così piccolo e privo di interesse tutto ciò che le circondava, me compreso…



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/22, 1/15, ISO 200, GND8 (P121s)


Soddisfatto degli scatti finora eseguiti, mi avviai di nuovo verso la vetta che avevo abbandonato nella caccia all’inquadratura. Qualcosa non quadrava però, avevo perso mio fratello!! Talmente concentrato nella mia missione, non mi ero accorto che si era allontanato di un centinaio di metri: era poco più in basso sul versante opposto, seduto su una roccia con i binocoli in mano… mi fu subito chiaro il suo scopo: sapevamo che questo era il territorio dei camosci, uno dei pochi posti in zona in cui i cervi non mettevano zampe. Accortosi del mio arrivo, mi passò i binocoli indicandomi una sporgenza lungo il versante sud della cima: era proprio la sporgenza dove avevamo effettuato la nostra sosta durante l’ascesa; mamma e piccolo avevano appena fatto il loro ingresso in scena! Poi mi indicò gli altri camosci che in quell’arco di tempo aveva scovato: chi correva, chi brucava e chi, invece, era ancora comodamente sdraiato sul tenero manto erboso. In tutto avremmo avvistato una ventina di esemplari! E proprio mentre ci stavamo alzando dalla nostra postazione, il Colbricon tra le nuvole decise di richiamare la nostra attenzione: colori e luci arricchirono la scena che si presentava a noi, lasciandoci senza parole.



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/22, ISO 200, 1/15", GND8, Mano Libera


Il tramonto era previsto su per giù per le 20:35 e dalla Cavallazza all’auto c’erano ben più di 25’ di cammino… così, dopo aver riempito lo stomaco con un abbondante panino farcito con speck e fontina, decidemmo di incamminarci: eravamo entrambi sicuri di voler rischiare per vedere quel tramonto e se fossimo ritornati da dove eravamo giunti ciò non sarebbe stato possibile. Dopo una rapida consultazione alla carta topografica, decidemmo di scendere verso nord fino alla Tognazza e da qui prendere la pista da sci fino alla Malga Rolle.

Scendemmo in picchiata dalla vetta, per poi planare velocemente a mezza via tra la Piccola Cavallazza e l’omonimo lago sottostante. Tutt’intorno a noi le nubi iniziarono a salire, come la schiuma della birra quando trasborda dal calice che la contiene. Il sole era ancora alto all’orizzonte, situazione tra le più ardue in cui cavar fuori qualcosa di buono, ma ero talmente inebriato da quel momento che decisi di tentare lo stesso uno scatto.


D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/50", GND8, Mano Libera


Avevamo appena finito di attraversare i pascoli ai piedi della Piccola Cavallazza, quando il Cimon si presentò in tutta la sua imponenza di fronte a noi. Le nubi ci danzavano intorno coprendoci a tratti la visuale. Il sole si affrettava a nascondersi dietro le lontane vette delle dolomiti del Brenta; la dolomia prendeva vita. Il rosso scintillante, l’enrosadira delle leggende ladine… il tramonto che nemmeno i nostri sogni più rosei avevano preannunciato.
Come il padrone di quei territori, saltai in rapida sequenza da un masso all’altro e poi giù di corsa per il sentiero che conduceva alle rive di un laghetto. Una coppia di camosci allarmati del mio arrivo emise un sonoro fischio di richiamo: ero così eccitato dalla visuale sul Cimon che praticamente non mi accorsi della loro presenza.



D40, Nikkor 12-24 a 18mm, f/22, ISO 200, 1/3", GND8 (P121s)


Feci gli ultimi due balzi che mi separavano dalle sponde dello specchio d’acqua. La luce stava già scomparendo, ma la bramosia di fotografare quegli attimi non accennava a svanire!
Ormai avevo perso ogni riferimento temporale: i secondi scivolavano in fretta; io non riuscivo a rendermi conto che la magia era già finita. Nei miei occhi si susseguivano come flash le immagini che la mente aveva archiviato nel hd. Nello stesso momento in me erano presenti sensazioni di impotenza e di stupore, di tranquillità e di agitazione: su tutte però regnava un infinito senso di eternità.


D40, Nikkor 12-24 a 18mm, f/22, ISO 200, 1/3", GND8 (P121s)


Erano le 20:37 quando ripartimmo per avviarci all’auto; la luce era scarsa e le impervietà del terreno numerose: non potevamo permetterci distrazioni. La luce dell’ora blu di fronte a noi, però, catturava di continuo la mia attenzione: più di qualche volta mi ritrovai a scivolare lungo la ripida pendenza del prato della pista da sci. Non riportai per fortuna nessuna conseguenza grave a seguito di quelle cadute o, forse, l’emozioni erano così intense che finirono per agire come anestetico; alle 21:03 eravamo alla macchina.
Solo il giorno successivo iniziò a farsi sentire una morsa dolorosa a livello del malleolo mediale della tibio-tarsica sinistra, segno che stavo tornando alla realtà… forse era una micro-frattura, ma poco mi interessava… per camminare, camminavo senza problemi; per correre, i miei pensieri stavano già correndo verso il giorno in cui sarei potuto ritornare nel mio angolo di paradiso.





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Dati tecnici dell’escursione

Partenza: Passo Rolle (1980 m s.l.m.)
Arrivo: Cima Cavallazza (2324 m s.l.m.)
Tipologia: percorso ad anello (sentieri n. 14-348 fino ai Laghi di Colbricon (1927 m s.l.m.), poi proseguire in direzione est per la Cima Cavallazza; da qui procedere in direzione nord verso la Piccola Cavallazza (2310 m s.l.m.) e la Cima Tognazza (2209 m s.l.m.) fino a giungere al punto di partenza)
Durata: andata 2 ore (tot. 3,5 ore)
Difficoltà: E
Cartografia: Tabacco 022 – Pale di San Martino

Consiglio di effettuare quest’escursione con partenza da Passo Rolle per motivi di sicurezza!


Attrezzatura Fotografica

Corpo macchina: Nikon D40
Ottiche: Nikkor 12-24 (ho eseguito il 100% degli scatti salvati con quest’ottica), Nikkor 18-55 e Nikkor 55-200 (ho cestinato tutti gli scatti)
Accessori: Treppiede Hama Star 750 (non stabile e non affidabile: si è rotta la vite di fissaggio della testa rendendolo inutilizzabile); scatto remoto ML-3 IR (utilissimo se non i possiede un supporto ben piazzato); filtri gnd Cokin P121L/M/S.



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Difficoltà: EE

24 settembre 2009

Fimoon

Luna allo specchio

Una tranquilla sera di fine inverno, avevo da poco acquistato il mio primo obiettivo: un Nikkor 12-24 f/4 usato e quella sembrava poter essere una buona occasione per testarlo sul campo! Meta stabilita era il Lago di Fimon, uno specchio d'acqua naturale di particolare interesse ornitologico, situato ai limiti della città di Vicenza ai piedi dei Monti Berici.
L'altezza delle colline circostanti, però, non lo rendono un luogo molto adatto ad una vera e propria sessione di scatti paesaggistici. Nonostante ciò, mi incamminai lungo la sua sponda alla ricerca di qualche composizione, mentre il sole già stava calando alle mie spalle, sopra la chiesa di Lapio. In cielo nessuna nuvola... i rari accessi alla riva non presentavano alcuna attrazione... alcuni tronchi spogli qua e là stuzzicavano qualche composizione minimalista contro il cielo azzurro intenso dell'ora blu, ma era impossibile isolare il soggetto principale dagli elementi che lo abbracciavano in quella natura così umanizzata.

Sconsolato per non aver trovato nemmeno una possibilità per mettere alla prova il nuovo gioiellino, mi incamminai mesto verso l'auto; l'ora di cena era prossima e anche la fame iniziava a farsi sentire. Ma come misi il primo piede nella casa dei porciglioni (è come personalmente ho denominato la sponda nord-ovest del lago, una zona poco battuta dai chiassosi visitatoti del luogo, zona dove questi uccelli nidificano), sentii una voce che mi chiamava alle spalle: non era un suono umano, nemmeno il richiamo della civetta incontrata poco prima... era il mio istinto che mi aveva spinto a voltare il capo verso la luna nascente. Rossa, con una luce fioca, si districava tra i fitti rami di robinia che popolavano la sponda. Rincuorato dalla visione, mi affrettai a provare un paio di scatti, immerso nel fango... e fu proprio il fango a convincermi ad abbandonare la postazione per ritirami: però, non fu una ritirata che testimoniava la fine della guerra!
Avevo perso numerose battaglie quella sera, ma mi restava ancora un'opportunità e, come vi dicevo, fu proprio il fango ad ispirarmi! Come!? Mi ritornò in mente che erano parecchi giorni che il tempo era avverso e le piogge abbondanti: quella era la prima serata con cielo sereno... avevo scoperto l'autunno precedente che l'avamposto panoramico, situato a fianco del circolo velico, in caso di abbondanti piogge si allagava! Con la speranza di trovare ciò che immaginavo, mi affrettai a raggiungerlo. Era lì, come era stato dipinto nei miei pensieri.

Montata la fedele D40 con la nuova ottica sul treppiede alla massima altezza, non mi restava che inquadrare: la panchina immersa fino alle caviglie ed il suo riflesso erano un elemento di primo interesse! Sullo sfondo il profilo della collina di Chiesa Vecchia scendeva dolcemente fino alla pianura per tuffarsi nei caldi colori con cui l'inquinamento luminoso tingeva la coda della perturbazione ormai lontana. La luna, già alta sopra l'orizzonte, si faceva ora coccolare teneramente da alcune soffici nuvole... la compo era fatta, bastava stabilire tutti i parametri di scatto!!
Chiusi il diaframma anche più del necessario dettato dalla profondità di campo per prolungare di uno stop l'esposizione: decisi comunque di non andare oltre ad f/11 per ottenere il massimo della qualità del 12-24. Gli ISO sempre impostati a 200 mi davano un tempo approssimativo di 90" (il tempo di esposizione l'ho calcolato nel solito modo, cioè aprendo al massimo il diaframma e alzando gli ISO il più possibile: lo scatto che otterremo ci permetterà di calcolare con buona precisione il nostro dato quando la posa supera i 30"): valutato a spanne il vento, decisi che era sufficiente per ottenere un effetto mosso sulle nubi.




D40, Nikkor 12-24 a 14mm, f/11, 86", ISO 200, Tripod


L'ora di cena ormai era passata, per cui mi affrettai a rientrare: acceso il motore dell'auto, mi girai l'ultima volta verso quello spettacolo... "Grazie Natura"!


23 settembre 2009

Testarossa

Dolce Riposar al Tramonto

La fine del 2008, gli ultimi giorni di dicembre...
Dopo un anno per lo più dedicato allo studio e alla stesura della tesi (discussa con successo a fine novembre), il mese di dicembre è investito a recuperare le energie necessarie ad affrontare la prima regata in mare aperto: la prima esperienza lavorativa nel campo in cui mi ero appena laureato!! Dicembre passava velocemente, il tempo sempre minaccioso non consentiva la possibilità di nessuna uscita fotografica; ormai era giunto l'ultimo weekend prima della presa di servizio.

Avevo da tempo adocchiato il Lago di Garda come location più che favorevole per una serie di scatti al tramonto: nonostante le due ore di auto di distanza, la località di Torri del Bénaco è la prestabilita! Consultavo ormai in modo maniacale le previsioni meteo, calcolando ogni opportunità: proprio per quell'ultimo sabato era previsto uno spiraglio di luce al momento propizio, il tramonto! Erano però previsioni e, come ben si sa, chissà se affidabili... ma quell'unica possibilità doveva essere sfruttata!

Caricata tutta l'attrezzatura nel bagagliaio, mi avviai con un po' di anticipo... arrivato a Garda, una luce particolarissima catturò i miei occhi: le nubi velavano il sole in modo da non rendere taglienti i sui raggi, lasciando l'orizzonte sgombro. Era la condizione prevista!! La luce giallo-arancio mi spinse a fermare l'auto nel porto di Garda. Ammiravo il paesaggio di fronte a me: il vento increspava l'acqua dando la sensazione di trovarsi lungo la riva di una baia marina; i gabbiani si levarono in volo al mio arrivo, con un grido rauco disturbati nel loro riposo. In porto erano ormeggiate alcune barche: per rendere a pieno la scena optai in primis per una soluzione orizzontale a comprenderle tutte, ma la composizione riportava una sensazione di confusione che contrastava con i miei sentimenti. A pochi passi di distanza, una vela era ormeggiata poco fuori dal porto: solitaria, lo scafo snello pronto a scattare, la vela a riposo e la prua rivolta verso quello che ormai a me sembrava essere il mare aperto!

L'angolo per poter inquadrare tutto l'albero era notevole e il mio Nikkor 18-55 faticava nell'impresa: ho dovuto lavorare non poco per ottenere ciò che vedevo già nella mia mente. Inizialmente avevo provato a dar maggior equilibrio alla scena componendo con la vela a destra e il sole dal lato opposto, ma la soluzione non mi soddisfaceva. In me correvano emozioni contrastanti: la calma assoluta del dolce riposo e la determinazione nell'affrontare il futuro ormai imminente! La soluzione: lo scafo doveva puntare dritto sul suo obiettivo, tagliandolo in due con il suo albero longilineo.
Altro problema fu l'esposizione: non essendo l'acqua ferma, la barca era cullata dolcemente dalle onde che si frangevano sulla sponda. Non ancora molto pratico e sicuro delle mie conoscenze, decisi di non correre rischi e chiusi il diaframma a f/11 (in realtà già a f/8 sarei stato più che tranquillo ed avrei guadagnato uno stop pieno!); per ottenere la qualità migliore dall'immagine scatto sempre a 200 ISO e così fu anche in quell'occasione. Tutto ciò mi dava un tempo di esposizione pari a 1/40": un po' lunghetto per avere un'immagine perfettamente nitida al primo colpo! Ma con un po' di fortuna e dopo qualche tentativo vidi apparire sul monitor della mia D40 l'immagine che cercavo... il dolce riposar al tramonto, prima dell'inizio di una nuova avventura (ovviamente su una Testarossa :-P )!



D40, Nikkor18-55 a 18mm, f/11, 1/40, ISO200


Il sole calava velocemente e quella non era la mia destinazione: risalii in macchina già pieno di eccitazione...


17 settembre 2009

Lo Specchio Santo

Il Sorgere della Luna

Solitamente sono molto preciso nell'organizzare le mie escursioni fotografiche: vado prima a caccia di qualche foto che mostri degli scorci che personalmente ritengo interessanti; successivamente studio la loro posizione su Google Earth. Se distanza da casa e location sono favorevoli si passa alla fase progettuale nella quale cerco di capire il periodo dell'anno migliore per effettuare la spedizione, le condizioni atmosferiche ideali e, se possibile, provo già ad elaborare nella mia mente alcune soluzioni compositive...

Ma questa volta non era andata così: sfogliando il photostream su Flickr di un amico, mi sono imbattuto in una serie di scatti dolomitici effettuati sulle sponde di un lago dalle acque cristalline... affascinato ed estasiato dalla visione, ho chiesto precipitosamente le informazioni necessarie per raggiungere il posto e per capire come muovermi una volta arrivato.
Il soggetto ripreso in quelle foto era il Gruppo dell'Alpago alla luce del tramonto, riflesso nel bacino naturale del Lago di Santa Croce nel bellunese. Il luogo distava due ore e mezza di auto da casa mia, ma il suo fascino ormai mi aveva già conquistato...

10 Gennaio 2009, le nevicate del periodo natalizio avevano sommerso di neve anche le zone che si trovavano a quote relativamente basse; dopo qualche giorno di maltempo, il giorno prima un freddo vento aveva cacciato via la perturbazione lasciando posto ad un cielo terso che garantiva un'ottima visibilità. Purtroppo quel giorno per motivi di lavoro non potevo permettermi un viaggio così lungo e dovetti rimandare al giorno successivo. Le condizioni atmosferiche erano similari, le immagini viste meno di una settimana prima erano ancora stampate nella mia mente e da lì non se ne volevano andare!
Il tramonto era previsto per le 17:45; non appena finito il pranzo, ho caricato nel bagagliaio dell'auto l'attrezzatura fotografica e il vestiario necessario, preparato con cura la mattina stessa, nonché qualcosa che mi permettesse di riempire lo stomaco!! La temperatura prevista si aggirava sotto lo zero: il freddo sarebbe stato pungente, non ci si sposta molto in queste occasioni... giacca a vento, sciarpa, berretto, guanti... tutto sarebbe servito per proteggermi, anche un bel paio di calze di lana!! La mia piccola D40 in teoria era in grado di reggere bene quelle temperature con gli accorgimenti del caso (mantenendo il più possibile la reflex al riparo dall'aria gelata, si riesce a prolungare di non poco la durata della batteria!): però, onde evitare spiacevoli sorprese, decisi comunque di portare con me qualche sacchetto antigelo ;-)

Arrivato con un buon margine d'anticipo sulle sponde del lago, restai per qualche istante ad ammirare la vastità della scena che si presentava ai miei occhi. Dopo il primo momento di spaesamento, tornai in me e tornò ben presente il mio primo obiettivo della giornata: cercare la location per questa sezione di scatti! Mi ricordai dei suggerimenti datimi, ma il luogo non corrispondeva a ciò che stavo cercando. Per cui risalii in macchina e mi portai sulla riva est del lago: ora l'Alpago era alle mie spalle, fatta eccezione per il tratto più a nord; il Gruppo della Schiara invece era difronte a me e si ergeva in tutta la sua possanza. Soddisfatto della spiaggia trovata, ricca di primi piani interessanti, attesi con pazienza il tramonto conversando con un altro paio di fotografi giunti sulla sponde per rubare uno scorcio: il freddo, però, li fece gettare la spugna...

Dopo un'ora dal mio arrivo, il sole si accingeva a varcare il confine dell'orizzonte: la luce non era delle migliori, il cielo piatto e monotono per l'assenza di nuvole... portai a casa comunque un paio di scatti.
La sera abbracciava ora le acque del lago; prima di rientrare decisi di fare il giro di quello specchio santo... Superato il bivio tra Belluno e Vittorio Veneto, ecco riapparire alla mia sinistra fiero e solenne quell'acrco dolomitico... Già nella mia mente stavo facendo un po' di conti per capire quando sarei potuto tornare, ma lo spettacolo che si presentò ai miei occhi mi impedì di proseguire. Tra le guglie delle vette, la luna piena stava facendo capolino: l'effetto ottico la faceva apparire come un'enorme palla con una fievole luce, che permetteva di distinguere perfettamente le rugosità della sua crosta. Mi affrettai ad accostare l'auto nella prima piazzola di sosta; il prima possibile piazzai la D40 con il mio Nikkor 18-55 sul treppiedi alquanto instabile sul ciglio della tangenziale: non ero solo, altri automobilisti, vista la scena, avevano accostato l'auto per immortalare quell'attimo divino. Ho provato subito un paio d'inquadrature d'istinto, cercando di dare maggior profondità alla scena inserendo nella parte inferiore una paio di barchette ormeggiate ad alcuni metri dalla riva. Ma nessuna riportava minimamente la vastità dello spettacolo! Così l'unica soluzione era di tentare una panoramica: sapevo, visto l'angolo di campo da includere, che dovevo tenere un'inquadratura abbastanza ampia e così ho impostato la lunghezza focale a 24mm per scattare in orizzontale. Tra eccitazione e necessità di trovare un buon centro di rotazione per la realizzazione dello scatto, lì per lì mi dimenticai di correggere anche il diaframma per ridurre il più possibile il tempo di esposizione. Questo mi avrebbe dato la sicurezza di aver fatto il possibile per evitare artefatti, visto il movimento rapido della luna... Restò impostato a f/11 con un tempo di esposizione pari a 5", mantenendo la sensibilità ISO di 200 per cercare di evitare più rumore possibile. Ora non restava che premere lo scatto remoto e riposizionare l'inquadratura ad ogni foto, facendo attenzione a sovrapporne la parte necessaria per consentire la successiva fusione dei 7 scatti realizzati.





7 scatti con D40, Nikkor 18-55 a 24mm, f/11, ISO 200, 5", Tripod (full detail)




30 giugno 2009

Una Notte Al Capanno

Il vento della sera...

Un capanno sulla sponda nord del Lago di Fimon (Vicenza) era nascosto tra i salici, sospeso sull'acqua calma: un breve ponte in legno conduceva all'ingresso. La luce di uno spicchio di luna timidamente illuminava la riva desolata del lago; l'atmosfera era surreale per la presenza della luce dell'uomo...
Quella sera le nuvole correvano veloci nel cielo: ad un tratto, il vento che soffiava da sud vinse ogni resistenza e spazzò via le nubi verso le montagne...

Montata la fedele D40 sul treppiede, ho scelto l'ottica che mi garantiva il maggior respiro possibile visti gli spazi limitati; il Nikkor 12-24 f/4 alla minima focale era d'obbligo per costruire una compo soddisfacente. Come facile da intuire, per realizzare una lunga esposizione ho scelto la modalità manuale con tempo di posa B. La sensibilità ISO era obbligata a 200 per ottenere la miglior qualità ed il tempo di esposizione corretto per rendere le nubi come scie. La messa a fuoco non costituiva un problema vista la quantità di luce presente. Scegliere l'apertura del diaframma e il tempo di esposizione era la cosa più difficile: non c'era il tempo di calcolare con precisione!! Ho impostato il diaframma a f/8, chiusura sufficiente per la profondità di campo desiderata, ma non così elevata da necessitare un tempo di esposizione infinito... ora restava da calcolare il tempo di esposizione! Avevo pochi momenti a disposizione, e dovevo ancora capire come illuminare artificialmente con una torcia il mio soggetto; tentare alla cieca una lunga esposizione avrebbe potuto voler dire perdere il momento buono in caso di errore... utilizzare l'esposimetro della D40 era forse più rischioso ancora, senza contare il tempo necessario all'operazione!! Così ho deciso di alzare gli ISO a 1600, aprire il diaframma al massimo consentito e scattare con un tempo approsimativo; una volta che avevo sottomano l'istogramma, ho impostato nuovamente i parametri prestabiliti. Senza calcolare il tempo corretto per guadagnare secondi preziosi, ho premuto il pulsante per lo scatto e fatto partire il cronometro!! Mentre il tempo scorreva, ho calcolato a spanne l'esposizione e stoppato il tutto al momento desiderato: ho scelto di sottoesporre la foto di qualche secondo e recuperarla poi in pp, piuttosto che portarla al limite e poi gettarla perchè sovraesposta!!

In pp ho recuperato un po' le parti sottoesposte (il tetto del capanno, la barca a sinistra e il riflesso dell'acqua) e chiuso un po' le ombre delle colline di sfondo aumentando così il contrasto dell'immagine. Saturazione ed ottimizzazione per il web!




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/8, ISO 200, 112", Treppiede, Scatto Remoto



14 febbraio 2009

Fimoon

Luna al Lago di Fimon

Il Lago di Fimon (VI) è un residuo glaciale quaternario racchiuso nella Valle di Fimon ai piedi dei Colli Berici.
La passeggiata intorno al lago è molto frequentata durante i giorni festivi primaverili ed estivi; ma sono l'autunno e l'inverno i mesi che regalano l'atmosfera più emozionante, immersi nel silenzioso abbandono...

Il Lago è punto di interesse per molti ornitologi o appassionati di fotografia naturalistica; numerosissime sono le specie che personalmente ho avvistato: airone bianco, airone rosso, airone cinerino, cormorano, germano reale, folaga, porciglione, svasso, cigno reale, cinciarella, regolo, scricciolo, pettirosso, merlo, poiana, ...

Da un punto di vista paesaggistico, l'altezza delle colline che lo circondano e il suo orientamento non ne fanno un punto di interesse fotografico per alba/tramonto (forse all'alba in estate qualcosa di meglio si può fare, ma non so quanto...), i momenti di luce ottimali. Ma quando la notte cala, un'atmosfera di pura magia riveste le sue acque...

Ero in uscita per provare il mio nuovo Nikkor 12-24, cercando qualche spunto... il sorgere della luna è un momento magico, i riflessi sulle acque calme, il rosso bagliore dei suoi raggi... ma le condizioni mi costringono a montare il 18-55...


D40, Nikkor 18-55 a 55mm, f/10, 25", ISO 200, Tripod



D40, Nikkor 18-55 a 40mm, f/10, 25", ISO 200, Tripod



Mentre sono di ritorno all'auto, il vento porta con se qualche nuvoletta, il giusto contorno ai riflessi che il punto panoramico allagato donava...


D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/11, 93", ISO 200, Tripod




D40, Nikkor 12-24 a 14mm, f/11, 86", ISO 200, Tripod


Il Nikkor 12-24 mi ha consentito una perfetta messa a fuoco grazie alla ghiera graduata; la nitidezza e la resa cromatica sono state immediatamente lampanti! Il suo peso non è stato un problema per il mio treppiede, rendendomi così una perfetta qualità anche a massima altezza (senza colonna centrale, con uso di scatto remoto).

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