Benvenuti nel mio blog!!! - Emozioni Dietro L'Obiettivo ...

20 settembre 2011

La Poesia Della Luce

ParcoPAN - Pale di San Martino dalla Cavallazza

Settembre: nonostante in pianura l'estate stia prolungando la sua permanenza, le vette delle montagne hanno già iniziato i preparativi per accogliere l'imminente autunno. Le temperature in quota si fanno più miti, il sole al tramonto saluta le cime sempre prima di giorno in giorno. Gli invasori abbandonano i loto insediamenti, convinti di aver vissuto "la vera montagna"... vane illusioni...

Grazie alla disponibilità di mio fratello, organizzo una spedizione toccata e fuga dopo mesi di astinenza dalla fotografia paesaggistica: destinazione programmata Castellaz! In fretta e furia carichiamo l'auto, nonostante la velatura del cielo non faccia prevedere ottime condizioni... Sfrecciamo verso il Passo Rolle nella speranza che la fresca aria di montagna possa regalarci un cielo limpido e sgombro da nubi! Purtroppo, però, più ci avvicinavamo alla meta e maggiore è l'intensità delle nubi... Arrivati al passo, diamo una rapida occhiata ad ovest: tanto è bastato per cancellare la meta prefissata e dirigerci di comune accordo per l'ennesima volta alla Cavallazza... "Viste 'ste nubi, almeno un camoscio riusciremo a vederlo!!": amara consolazione per un paesaggista, ma pur sempre un'esperienza da vivere dopo due ore di macchina!



Mai commisi errore più giusto!! Arrivati con non poca fatica a destinazione, desolati per aver incontrato una sola volpe e aver visto un puntino marrone che mio fratello chiamava camoscio, delusi per la velatura del cielo... ma allo stesso tempo pieni di speranza, che cercavamo di non far trapelare, per uno spiraglio di sereno all'orizzonte...



E fu così che la luce trasformò in poesia la pallida roccia delle dolomiti, donò forma alle morbide curve del terreno, tingendo d'oro tutto ciò su cui si posava...
In pochi secondi, recuperai l'attrezzatura ed iniziai a scattare intorno a me: non ero pienamente consapevole di ciò che stavo immortalando, i miei occhi erano incapaci di credere a ciò che vedevano: eravamo passati in 30" da una desolazione grigia ad uno scintillio di colori...


Un mare di nubi sovrastava l'abitato di San Martino e il Primiero, rendendo onirico il paesaggio verso sud: attimi imperdibili, ricordi indelebili... In meno di 4 minuti tutto come era improvvisamente apparso, è sparito...
Lentamente l'oscurità stava avanzando, un ultimo scorcio rubato prima del rientro alla macchina guidati dalla fievole luce della luna e accompagnati dal bramito del re di queste foreste...

 

Tutte le foto sono state scattate con Nikon D700, Nikkor 24-70/2.8, Lee ND 0.9 Grad Soft.



14 settembre 2011

Sognando le Dolomiti | Pale di San Martino

27 Luglio 2009: fu questa la prima volta che "casualmente" capitai sulle sponde di tre piccoli laghetti (se così si possono definire)... ma solo uno di essi conquistò il mio cuore...
Il superiore è situato proprio all'altezza della forcella tra la vetta della Tognazza e la Piccola Cavallazza, nel cuore del ParcoPAN: le sue acque cupe riflettono le scintillanti vette delle Pale di San Martino: Cimon della Pala, Vezzana e i Bureloni! Scenario unico di cui intuii subito le ricche potenzialità paesaggistiche...

23 Maggio 2011: dopo due anni dal primo incontro e numerose uscite andate a vuoto, finalmente riuscii a congelare uno degli scenari più belli visti e vissuti sulle Dolomiti.
In conpagnia di Edo, parii con largo anticipo alla volta della meta: la strada era ancora parzialmente coperta di neve, per cui fu d'obbligo munirsi di attrezzatura appropriata... lo scenario intorno a noi prometteva bene ed estasiati raggiungemmo le sponde del lago anche se non senza difficoltà ... la neve ricopriva parzialmente lo specchio d'acqua, il Cimon si mostrava in tutta la sua fierezza, a nord le nuvole si mostravano però minacciose...
Dopo circa un'oretta passata saltellando qua e là per trovare la miglior inquadratura, eravamo entrambi pronti per congelare gli ultimi raggi di luce... e l'attesa non deluse le nostre aspettative...




Il ritorno non fu certamente dei più sereni! Dopo esserci fatti soppraffare dal fascino della luce intorno a noi, la grandine ci riportò sulla terra dal monto dei sogni...


EXIF Information: Date: 23/05/2011 - Exposure Time: 1/4" - F Number: 16 - ISO Speed Ratings: 200 - Exposure Program: Manual (M) - Exposure Bias Value: 0 - Focal Length: 17mm - Filters: 0.6 ND Grad Hard + 0.6 ND Grad Soft

16 luglio 2011

Dolomiti, Immagini Di Un Patrimonio

Club Alpino Italiano
Mostra Fotografica Itinerante


Non posso che essere lieto nell'annunciarvi che finalmente i lavori per l'ultimazione dei pannelli costituenti la mostra è ormai prossima!
Grazie all'instancabile impegno del suo ideatore e realizzatore Ugo Scortegagna, la mostra fotografica itinerante "Dolomiti, immagini di un patimonio" è ormai prossima all'innaugurazione presso il Centro di Formazione per la Montagna "Bruno Crepaz" di Passo Pordoi.
La mostra resterà in sede per tutto il mese di agosto 2011.





Dopo aver collaborato per la realizzazione dell'Agenda del CAI 2011 - "Dolomiti, Patrimonio dell'Umanità", non potevo non proseguire tale collaborazione mettendo a disposizione il mio materiale fotografico anche per l'ultimazione del progetto attraverso la realizzazione di questa mostra e non solo...

Vi aspettiamo numerosi!!!


P.S.: La sala è situata appena dopo il passo, in una stradina all'interno supito prima della pizzeria-hotel Savoia e dietro la Casa Alpina del CAI, dove inizia il sentiero per il Belvedere e il Rif. Viel Dal Pan.

18 giugno 2011

Lacrime Dal Cielo, Fiori Dalla Terra ...

“Da tre giorni dormo nel fango, tra il fango, con il fango, mangio e bevo misto fango, respiro fango, la mia pelle e le mie ossa sono infangate”.

“Mio nonno ha combattuto proprio qui: era addetto alla mitragliatrice in un corpo di Standschützen. Mi raccontava che era una vita dura, piena di sacrifici: oltre al nemico bisognava fronteggiare i rigori della natura, specie d’inverno. Una volta, sotto il fuoco italiano, si staccò un intero costone innevato e lui precipitò a valle con la sua arma. Ripresa conoscenza dopo diverse ore, risalì alla sua posizione, ma senza la mitragliatrice, che era rimasta sepolta nella neve. Il suo superiore lo mise in punizione: i rifornimenti erano difficoltosi, perdere un’arma equivaleva ad un dramma”.

“Due batterie di nostre bombarde concentravano il fuoco sul camminamento che dalla “Casermetta difensiva” conduce al Dente. Vedemmo fra i nugoli di fumo saltar per aria pezzi d’uomini. In uno scoppio si scorsero proprio soltanto due gambe nel cielo divaricarsi. Tutta l’intera colonna dei nemici venne a farsi maciullare così, in quel passaggio obbligato dove minuto per minuto cadeva una nostra bombarda … Nessuno potrà mai dare una pallida idea della terribilità di quella mischia. Alcuni momenti si vedevano uomini avviticchiarsi. Un obice faceva saltare in aria amici e nemici. La morte li coglieva insieme, nella stretta dell’odio. I duecento metri del Dente erano divenuti un formichio di esseri, non umani, ma sovrannaturali; demoni certo che correvano tra le rovine; sopravvivevano fra le fiammate delle bombe a mano e le eruzioni delle granate”.

Sono solo poche righe delle centinaia di pagine e racconti stilati da chi la Grande Guerra l’ha vissuta sulla propria pelle, in prima linea sul Pasubio. “In questi luoghi, forse più che altrove, la natura è natura trasformata dagli uomini, è storia” (P.M. Collareda). Impossibile non ripensare a quanto narrato sopra mentre affronto la via d’accesso che da Bocchetta Campiglia conduce alle Porte del Pasubio: la Strada delle 52 Gallerie. Progettata dal tenente ing. G. Zappa e realizzata dalla 33a compagnia minatori del 5° reggimento Genio, oggi costituisce una delle testimonianze di maggior rilievo storico e interesse ambientale che fanno parte dell’Ecomuseo della Grande Guerra.

Lo scenario che si presenta ai miei occhi dalla vetta di Cima Palon (il punto più alto del massiccio) è segnato profondamente dalle cicatrici delle ostilità. Raramente quassù le nuvole lasciano libero il passaggio ai raggi del sole, che a fatica si aprono un varco qua e là. Se della montagna non c’è da fidarsi, del Pasubio ancora meno … Era una limpida giornata di giugno quando iniziai la salita; si tramutò ben presto in un pericoloso temporale estivo. Ma il Pasubio, grazie alla sua posizione, è anche uno dei luoghi più ricchi da un punto di vista floreale. Mentre mi affretto a trovare un posto “sicuro” nell’eventualità che quel che temo diventi realtà, la mia anima è spinta a fermarsi sull’orlo di una delle numerose buche create dalle granate. Le drosofila octopetala si mimetizzano con le chiazze di neve ancora presente; il loro candore contrasta con il verde scintillante del prato, segno della nuova vita. Lo scheletro di un ramo maltrattato dalle intemperie giace inerme su di esse, simbolo delle vittime del rigore del clima su queste vette. Sullo sfondo, proprio su quella parete in cui il Genio costruì la più imponente opera bellica alpina, le nubi iniziano a versare le loro lacrime di compianto. Così la Natura ricorda, con “Lacrime dal cielo, fiori dalla terra …”.






DATI TECNICI

• Location: Pasubio, Piccole Dolomiti vicentine; a poca distanza dal Rif. Gen Achille Papa, 1950 m s.l.m.; la location è raggiungibile per diverse vie in circa 3h di cammino.

• Attrezzatura utilizzata: Nikon D40, Nikkor 12-24 f/4.

• Dati Exif: Lunghezza focale: 12mm (su Dx) - Sensibilità ISO: 200 - Apertura diaframma: f/14 - Tempo di scatto: 1/250” - Modalità di scatto: M - Data dello scatto: 22/06/2009 - Ora dello scatto: 13:49.

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