Benvenuti nel mio blog!!! - Emozioni Dietro L'Obiettivo ...
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19 febbraio 2010

L'Alba Del Sentiero Dei Grandi Alberi

La mia prima alba

In ambiente di lavoro ormai la mia passione per la montagna e ancor più per la fotografia è nota, così un giorno discorrendo con una collega mi fu consigliato di leggere l'ultimo libro di Giancarlo Ferron (noto scrittore della mia provincia e non solo, guardiacaccia della zona del Monte Pasubio con un'esperienza pluridecennale di natura e vita degli animali): La Mia Montagna. Fui subito conquistato da un breve passo che narrava con dovizia di particolari emotivi la magnificenza di una breve passeggiata a stretto contatto con i secolari faggi e ciliegi delle Montagnole, zona situata sopra Recoaro Mille (VI).

Fu così che un caldo giorno di inizio autunno mi recai in perlustrazione: ogni volta che toccavo con la mia mano la corteccia di questi giganti un brivido mi correva lungo la schiena... subito dopo, ascoltando il consiglio dell'autore, mi trovavo a sedere rannicchiato ai piedi di questo o quel faggio, in silenzio... in contemplazione... era come se i rami si protendessero verso la mia coscienza per liberarmi di tutte le preoccupazioni che viaggiavano nella mia mente...
Era deciso, questa sarebbe stata una delle location in cui sarei tornato per cercare di portare a casa qualche scatto, una foto che narrasse la magnificenza del luogo e infondesse un profondo rispetto per queste creature in chiunque la guardasse... era questa la mia intenzione...

Non aspettai molto prima che si verificassero delle condizioni interessanti per effettuare una prima escursione di prova. Data la posizione del luogo era necessario recarsi in zona all'alba (per fortuna sono solo 50 km da casa, anche se la strada nel tratto finale non è delle più agevoli!). Arrivato nel parcheggio, lasciai velocemente l'auto: il giorno stava già avanzando... giusto il tempo di vestirmi per proteggermi dal freddo e via!
La location prestabilita era a mezz'ora di cammino a passo svelto: dovevo correre. Ma qualcosa ad un certo punto mi impedì di proseguire: l'intenso contrasto dei colori caldi e freddi, quella silhouette del vecchio ciliegio che annunciava alle valli sottostanti la sua maestosa presenza, esposto in prima fila per guerreggiare contro ogni intemperia e al tempo stesso per farsi ammirare nella sua maestosità... quella sottile fetta di luce, accoccolata su un lato in una dolce poesia...




D40, Nikkor 12-24 a 24mm, f/8, ISO 200, 3", Treppiede, Scatto Remoto

Ma questo forse non è ancora ciò che cercavo...


24 settembre 2009

Fimoon

Luna allo specchio

Una tranquilla sera di fine inverno, avevo da poco acquistato il mio primo obiettivo: un Nikkor 12-24 f/4 usato e quella sembrava poter essere una buona occasione per testarlo sul campo! Meta stabilita era il Lago di Fimon, uno specchio d'acqua naturale di particolare interesse ornitologico, situato ai limiti della città di Vicenza ai piedi dei Monti Berici.
L'altezza delle colline circostanti, però, non lo rendono un luogo molto adatto ad una vera e propria sessione di scatti paesaggistici. Nonostante ciò, mi incamminai lungo la sua sponda alla ricerca di qualche composizione, mentre il sole già stava calando alle mie spalle, sopra la chiesa di Lapio. In cielo nessuna nuvola... i rari accessi alla riva non presentavano alcuna attrazione... alcuni tronchi spogli qua e là stuzzicavano qualche composizione minimalista contro il cielo azzurro intenso dell'ora blu, ma era impossibile isolare il soggetto principale dagli elementi che lo abbracciavano in quella natura così umanizzata.

Sconsolato per non aver trovato nemmeno una possibilità per mettere alla prova il nuovo gioiellino, mi incamminai mesto verso l'auto; l'ora di cena era prossima e anche la fame iniziava a farsi sentire. Ma come misi il primo piede nella casa dei porciglioni (è come personalmente ho denominato la sponda nord-ovest del lago, una zona poco battuta dai chiassosi visitatoti del luogo, zona dove questi uccelli nidificano), sentii una voce che mi chiamava alle spalle: non era un suono umano, nemmeno il richiamo della civetta incontrata poco prima... era il mio istinto che mi aveva spinto a voltare il capo verso la luna nascente. Rossa, con una luce fioca, si districava tra i fitti rami di robinia che popolavano la sponda. Rincuorato dalla visione, mi affrettai a provare un paio di scatti, immerso nel fango... e fu proprio il fango a convincermi ad abbandonare la postazione per ritirami: però, non fu una ritirata che testimoniava la fine della guerra!
Avevo perso numerose battaglie quella sera, ma mi restava ancora un'opportunità e, come vi dicevo, fu proprio il fango ad ispirarmi! Come!? Mi ritornò in mente che erano parecchi giorni che il tempo era avverso e le piogge abbondanti: quella era la prima serata con cielo sereno... avevo scoperto l'autunno precedente che l'avamposto panoramico, situato a fianco del circolo velico, in caso di abbondanti piogge si allagava! Con la speranza di trovare ciò che immaginavo, mi affrettai a raggiungerlo. Era lì, come era stato dipinto nei miei pensieri.

Montata la fedele D40 con la nuova ottica sul treppiede alla massima altezza, non mi restava che inquadrare: la panchina immersa fino alle caviglie ed il suo riflesso erano un elemento di primo interesse! Sullo sfondo il profilo della collina di Chiesa Vecchia scendeva dolcemente fino alla pianura per tuffarsi nei caldi colori con cui l'inquinamento luminoso tingeva la coda della perturbazione ormai lontana. La luna, già alta sopra l'orizzonte, si faceva ora coccolare teneramente da alcune soffici nuvole... la compo era fatta, bastava stabilire tutti i parametri di scatto!!
Chiusi il diaframma anche più del necessario dettato dalla profondità di campo per prolungare di uno stop l'esposizione: decisi comunque di non andare oltre ad f/11 per ottenere il massimo della qualità del 12-24. Gli ISO sempre impostati a 200 mi davano un tempo approssimativo di 90" (il tempo di esposizione l'ho calcolato nel solito modo, cioè aprendo al massimo il diaframma e alzando gli ISO il più possibile: lo scatto che otterremo ci permetterà di calcolare con buona precisione il nostro dato quando la posa supera i 30"): valutato a spanne il vento, decisi che era sufficiente per ottenere un effetto mosso sulle nubi.




D40, Nikkor 12-24 a 14mm, f/11, 86", ISO 200, Tripod


L'ora di cena ormai era passata, per cui mi affrettai a rientrare: acceso il motore dell'auto, mi girai l'ultima volta verso quello spettacolo... "Grazie Natura"!


23 settembre 2009

Testarossa

Dolce Riposar al Tramonto

La fine del 2008, gli ultimi giorni di dicembre...
Dopo un anno per lo più dedicato allo studio e alla stesura della tesi (discussa con successo a fine novembre), il mese di dicembre è investito a recuperare le energie necessarie ad affrontare la prima regata in mare aperto: la prima esperienza lavorativa nel campo in cui mi ero appena laureato!! Dicembre passava velocemente, il tempo sempre minaccioso non consentiva la possibilità di nessuna uscita fotografica; ormai era giunto l'ultimo weekend prima della presa di servizio.

Avevo da tempo adocchiato il Lago di Garda come location più che favorevole per una serie di scatti al tramonto: nonostante le due ore di auto di distanza, la località di Torri del Bénaco è la prestabilita! Consultavo ormai in modo maniacale le previsioni meteo, calcolando ogni opportunità: proprio per quell'ultimo sabato era previsto uno spiraglio di luce al momento propizio, il tramonto! Erano però previsioni e, come ben si sa, chissà se affidabili... ma quell'unica possibilità doveva essere sfruttata!

Caricata tutta l'attrezzatura nel bagagliaio, mi avviai con un po' di anticipo... arrivato a Garda, una luce particolarissima catturò i miei occhi: le nubi velavano il sole in modo da non rendere taglienti i sui raggi, lasciando l'orizzonte sgombro. Era la condizione prevista!! La luce giallo-arancio mi spinse a fermare l'auto nel porto di Garda. Ammiravo il paesaggio di fronte a me: il vento increspava l'acqua dando la sensazione di trovarsi lungo la riva di una baia marina; i gabbiani si levarono in volo al mio arrivo, con un grido rauco disturbati nel loro riposo. In porto erano ormeggiate alcune barche: per rendere a pieno la scena optai in primis per una soluzione orizzontale a comprenderle tutte, ma la composizione riportava una sensazione di confusione che contrastava con i miei sentimenti. A pochi passi di distanza, una vela era ormeggiata poco fuori dal porto: solitaria, lo scafo snello pronto a scattare, la vela a riposo e la prua rivolta verso quello che ormai a me sembrava essere il mare aperto!

L'angolo per poter inquadrare tutto l'albero era notevole e il mio Nikkor 18-55 faticava nell'impresa: ho dovuto lavorare non poco per ottenere ciò che vedevo già nella mia mente. Inizialmente avevo provato a dar maggior equilibrio alla scena componendo con la vela a destra e il sole dal lato opposto, ma la soluzione non mi soddisfaceva. In me correvano emozioni contrastanti: la calma assoluta del dolce riposo e la determinazione nell'affrontare il futuro ormai imminente! La soluzione: lo scafo doveva puntare dritto sul suo obiettivo, tagliandolo in due con il suo albero longilineo.
Altro problema fu l'esposizione: non essendo l'acqua ferma, la barca era cullata dolcemente dalle onde che si frangevano sulla sponda. Non ancora molto pratico e sicuro delle mie conoscenze, decisi di non correre rischi e chiusi il diaframma a f/11 (in realtà già a f/8 sarei stato più che tranquillo ed avrei guadagnato uno stop pieno!); per ottenere la qualità migliore dall'immagine scatto sempre a 200 ISO e così fu anche in quell'occasione. Tutto ciò mi dava un tempo di esposizione pari a 1/40": un po' lunghetto per avere un'immagine perfettamente nitida al primo colpo! Ma con un po' di fortuna e dopo qualche tentativo vidi apparire sul monitor della mia D40 l'immagine che cercavo... il dolce riposar al tramonto, prima dell'inizio di una nuova avventura (ovviamente su una Testarossa :-P )!



D40, Nikkor18-55 a 18mm, f/11, 1/40, ISO200


Il sole calava velocemente e quella non era la mia destinazione: risalii in macchina già pieno di eccitazione...


17 settembre 2009

Lo Specchio Santo

Il Sorgere della Luna

Solitamente sono molto preciso nell'organizzare le mie escursioni fotografiche: vado prima a caccia di qualche foto che mostri degli scorci che personalmente ritengo interessanti; successivamente studio la loro posizione su Google Earth. Se distanza da casa e location sono favorevoli si passa alla fase progettuale nella quale cerco di capire il periodo dell'anno migliore per effettuare la spedizione, le condizioni atmosferiche ideali e, se possibile, provo già ad elaborare nella mia mente alcune soluzioni compositive...

Ma questa volta non era andata così: sfogliando il photostream su Flickr di un amico, mi sono imbattuto in una serie di scatti dolomitici effettuati sulle sponde di un lago dalle acque cristalline... affascinato ed estasiato dalla visione, ho chiesto precipitosamente le informazioni necessarie per raggiungere il posto e per capire come muovermi una volta arrivato.
Il soggetto ripreso in quelle foto era il Gruppo dell'Alpago alla luce del tramonto, riflesso nel bacino naturale del Lago di Santa Croce nel bellunese. Il luogo distava due ore e mezza di auto da casa mia, ma il suo fascino ormai mi aveva già conquistato...

10 Gennaio 2009, le nevicate del periodo natalizio avevano sommerso di neve anche le zone che si trovavano a quote relativamente basse; dopo qualche giorno di maltempo, il giorno prima un freddo vento aveva cacciato via la perturbazione lasciando posto ad un cielo terso che garantiva un'ottima visibilità. Purtroppo quel giorno per motivi di lavoro non potevo permettermi un viaggio così lungo e dovetti rimandare al giorno successivo. Le condizioni atmosferiche erano similari, le immagini viste meno di una settimana prima erano ancora stampate nella mia mente e da lì non se ne volevano andare!
Il tramonto era previsto per le 17:45; non appena finito il pranzo, ho caricato nel bagagliaio dell'auto l'attrezzatura fotografica e il vestiario necessario, preparato con cura la mattina stessa, nonché qualcosa che mi permettesse di riempire lo stomaco!! La temperatura prevista si aggirava sotto lo zero: il freddo sarebbe stato pungente, non ci si sposta molto in queste occasioni... giacca a vento, sciarpa, berretto, guanti... tutto sarebbe servito per proteggermi, anche un bel paio di calze di lana!! La mia piccola D40 in teoria era in grado di reggere bene quelle temperature con gli accorgimenti del caso (mantenendo il più possibile la reflex al riparo dall'aria gelata, si riesce a prolungare di non poco la durata della batteria!): però, onde evitare spiacevoli sorprese, decisi comunque di portare con me qualche sacchetto antigelo ;-)

Arrivato con un buon margine d'anticipo sulle sponde del lago, restai per qualche istante ad ammirare la vastità della scena che si presentava ai miei occhi. Dopo il primo momento di spaesamento, tornai in me e tornò ben presente il mio primo obiettivo della giornata: cercare la location per questa sezione di scatti! Mi ricordai dei suggerimenti datimi, ma il luogo non corrispondeva a ciò che stavo cercando. Per cui risalii in macchina e mi portai sulla riva est del lago: ora l'Alpago era alle mie spalle, fatta eccezione per il tratto più a nord; il Gruppo della Schiara invece era difronte a me e si ergeva in tutta la sua possanza. Soddisfatto della spiaggia trovata, ricca di primi piani interessanti, attesi con pazienza il tramonto conversando con un altro paio di fotografi giunti sulla sponde per rubare uno scorcio: il freddo, però, li fece gettare la spugna...

Dopo un'ora dal mio arrivo, il sole si accingeva a varcare il confine dell'orizzonte: la luce non era delle migliori, il cielo piatto e monotono per l'assenza di nuvole... portai a casa comunque un paio di scatti.
La sera abbracciava ora le acque del lago; prima di rientrare decisi di fare il giro di quello specchio santo... Superato il bivio tra Belluno e Vittorio Veneto, ecco riapparire alla mia sinistra fiero e solenne quell'acrco dolomitico... Già nella mia mente stavo facendo un po' di conti per capire quando sarei potuto tornare, ma lo spettacolo che si presentò ai miei occhi mi impedì di proseguire. Tra le guglie delle vette, la luna piena stava facendo capolino: l'effetto ottico la faceva apparire come un'enorme palla con una fievole luce, che permetteva di distinguere perfettamente le rugosità della sua crosta. Mi affrettai ad accostare l'auto nella prima piazzola di sosta; il prima possibile piazzai la D40 con il mio Nikkor 18-55 sul treppiedi alquanto instabile sul ciglio della tangenziale: non ero solo, altri automobilisti, vista la scena, avevano accostato l'auto per immortalare quell'attimo divino. Ho provato subito un paio d'inquadrature d'istinto, cercando di dare maggior profondità alla scena inserendo nella parte inferiore una paio di barchette ormeggiate ad alcuni metri dalla riva. Ma nessuna riportava minimamente la vastità dello spettacolo! Così l'unica soluzione era di tentare una panoramica: sapevo, visto l'angolo di campo da includere, che dovevo tenere un'inquadratura abbastanza ampia e così ho impostato la lunghezza focale a 24mm per scattare in orizzontale. Tra eccitazione e necessità di trovare un buon centro di rotazione per la realizzazione dello scatto, lì per lì mi dimenticai di correggere anche il diaframma per ridurre il più possibile il tempo di esposizione. Questo mi avrebbe dato la sicurezza di aver fatto il possibile per evitare artefatti, visto il movimento rapido della luna... Restò impostato a f/11 con un tempo di esposizione pari a 5", mantenendo la sensibilità ISO di 200 per cercare di evitare più rumore possibile. Ora non restava che premere lo scatto remoto e riposizionare l'inquadratura ad ogni foto, facendo attenzione a sovrapporne la parte necessaria per consentire la successiva fusione dei 7 scatti realizzati.





7 scatti con D40, Nikkor 18-55 a 24mm, f/11, ISO 200, 5", Tripod (full detail)




30 giugno 2009

Una Notte Al Capanno

Il vento della sera...

Un capanno sulla sponda nord del Lago di Fimon (Vicenza) era nascosto tra i salici, sospeso sull'acqua calma: un breve ponte in legno conduceva all'ingresso. La luce di uno spicchio di luna timidamente illuminava la riva desolata del lago; l'atmosfera era surreale per la presenza della luce dell'uomo...
Quella sera le nuvole correvano veloci nel cielo: ad un tratto, il vento che soffiava da sud vinse ogni resistenza e spazzò via le nubi verso le montagne...

Montata la fedele D40 sul treppiede, ho scelto l'ottica che mi garantiva il maggior respiro possibile visti gli spazi limitati; il Nikkor 12-24 f/4 alla minima focale era d'obbligo per costruire una compo soddisfacente. Come facile da intuire, per realizzare una lunga esposizione ho scelto la modalità manuale con tempo di posa B. La sensibilità ISO era obbligata a 200 per ottenere la miglior qualità ed il tempo di esposizione corretto per rendere le nubi come scie. La messa a fuoco non costituiva un problema vista la quantità di luce presente. Scegliere l'apertura del diaframma e il tempo di esposizione era la cosa più difficile: non c'era il tempo di calcolare con precisione!! Ho impostato il diaframma a f/8, chiusura sufficiente per la profondità di campo desiderata, ma non così elevata da necessitare un tempo di esposizione infinito... ora restava da calcolare il tempo di esposizione! Avevo pochi momenti a disposizione, e dovevo ancora capire come illuminare artificialmente con una torcia il mio soggetto; tentare alla cieca una lunga esposizione avrebbe potuto voler dire perdere il momento buono in caso di errore... utilizzare l'esposimetro della D40 era forse più rischioso ancora, senza contare il tempo necessario all'operazione!! Così ho deciso di alzare gli ISO a 1600, aprire il diaframma al massimo consentito e scattare con un tempo approsimativo; una volta che avevo sottomano l'istogramma, ho impostato nuovamente i parametri prestabiliti. Senza calcolare il tempo corretto per guadagnare secondi preziosi, ho premuto il pulsante per lo scatto e fatto partire il cronometro!! Mentre il tempo scorreva, ho calcolato a spanne l'esposizione e stoppato il tutto al momento desiderato: ho scelto di sottoesporre la foto di qualche secondo e recuperarla poi in pp, piuttosto che portarla al limite e poi gettarla perchè sovraesposta!!

In pp ho recuperato un po' le parti sottoesposte (il tetto del capanno, la barca a sinistra e il riflesso dell'acqua) e chiuso un po' le ombre delle colline di sfondo aumentando così il contrasto dell'immagine. Saturazione ed ottimizzazione per il web!




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/8, ISO 200, 112", Treppiede, Scatto Remoto



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