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31 maggio 2011

Vanguard Alta+ 235AP

Dopo più di un anno di utilizzo del treppiede Vanguard Alta+ 235AP, vorrei riassumere nelle righe a seguire tutte le considerazioni su questo cavalletto derivate dall’esperienza sul campo. Il treppiede è venduto in accoppiata con la testa panoramica Vanguard PH-22 di cui parlerò prossimamente.




Caratteristiche principali
Peso: 1157 g - 1050 g senza colonna centrale
Altezza da chiuso: 40 cm
Altezza max: 120 cm - 106,5 cm senza colonna centrale
Altezza min: 10,3 cm senza colonna centrale - 21 cm con colonna centrale
Materiali di fabbricazione: lega di alluminio
Numero di sezioni: 5
Diametro gambe: 23 mm sezione prossimale; 10 mm sezione distale
Angolazione gambe: 0°, 25°, 50°, 80°
Portata massima: 3 kg
Prezzo: 139 euro (negozio)

Dati forniti dalla casa costruttrice e controllati attraverso un metro rigido e una bilancia da cucina con errore pari a +/- 1 g.





Considerazioni
Le caratteristiche che saltano immediatamente all’occhio (che sono quelle che mi hanno portato a scegliere questo treppiede) sono il peso e le dimensioni. Per quanto riguarda il primo, i suoi poco più di 1000 g lo rendono uno strumento trasportabile pressoché ovunque; messo a confronto con altri modelli, sotto questo punto di vista ha davvero poco da invidiare. Se consideriamo poi il fatto che montare la nostra attrezzatura su uno strumento di peso inferiore ad 1 kg risulta essere anche rischioso per l’integrità dell’attrezzatura stessa e sicuramente non sufficientemente stabile per garantirci la performance desiderata, possiamo affermare che il Vaguard Alta+ 235AP è un’ottima scelta per chi cerca un treppiede leggero.





Anche le dimensioni sono di indiscutibile interesse: da chiuso misura solamente 40 cm, il che lo rende facilmente inseribile in uno zaino da trekking (è fornita di serie anche una sacca a tracolla). Altro fattore da non sottovalutare è la possibilità di posizionare questo cavalletto anche nei posti in cui lo spazio non è molto: il diametro della circonferenza descritta alla massima apertura delle gambe è di soli 72 cm.
Altro punto a favore è dato dalla possibilità di orientamento indipendente delle gambe; il meccanismo è dotato di tre scatti intermedi che permettono un’apertura pari a 25°, 50° oppure 80°. Il pulsante di regolazione è preciso e ben studiato, garantendo la durata dello stesso. Anche le viti di serraggio del meccanismo sono facilmente accessibili e questo rende molto pratica la sua manutenzione.
Venendo poi ai materiali di costruzione, la lega di alluminio impiegata è garanzia di resistenza alle sollecitazioni. Inoltre, le gambe del treppiede sono ricoperte di un materiale isolante che permette di afferrarlo a mani nude anche a basse temperature. I tappi in gomma, nonostante siano stati sottoposti a numerose prove (fango, ghiaccio, sabbia, roccia, …), non mi hanno mai dato problemi, garantendo la giusta presa al cavalletto.





Da non sottovalutare anche la possibilità di estrarre la colonna centrale per montarla al contrario: nonostante questo sistema comporti un’inevitabile difficoltà nella composizione della foto (fatta eccezione se si ha la possibilità di inquadrare sfruttando il sistema liveview sulle fotocamere digitali), ha il pregio di annullare l’altezza minima dal suolo, cosa utile non solo per la fotografia macro, ma anche per determinate circostanze della fotografia paesaggistica. Per chi, invece, trova “scomoda” questa alternativa, è possibile rimuovere, grazie ad un pulsante, la porzione finale della colonna centrale e fissarla al posto di quest’ultima: con l’opportuno adattatore fornito con il cavalletto, è possibile rendere compatibile la vite da 1/4” inserita in questo supporto con quelle da 3/8” delle teste più comuni. Quest’operazione permette, inoltre, di ridurre ulteriormente il peso del cavalletto a soli 1050 g.
In entrambi i casi sopra citati il treppiede risulta essere compatibile con le teste delle maggiori case costruttrici (attualmente uso il Vanguard Alta+ 235AP abbinato alla testa Manfrotto 492RC2).





Fino a qui abbiamo evidenziato le caratteristiche positive del treppiede; ma sicuramente a qualcosa avremmo dovuto rinunciare. Innanzitutto alla massima altezza raggiunta e alla relativa stabilità. Con i suoi 120 cm sfruttando oltretutto la colonna centrale, l’altezza massima è davvero poca. Senza considerare il fatto che il diametro della gamba distale è inferiore alla metà di quello della prossimale: 10 mm contro i 23 mm. Questo comporta un’inevitabile instabilità del sistema, rendendo praticamente inutilizzabile il treppiede ad un’altezza superiore a 70 cm.
Altro punto debole è la portata limitata dichiarata dalla casa costruttrice pari a soli 3 kg; anche se da poco, ho utilizzato il treppiede con la testa Manfrotto 498RC2, Nikon D700 e Nikkor 24-70/2.8 (il tutto ha un peso di circa 2,2 kg) senza che il cavalletto mostrasse segno di sofferenza, anche con le gambe a tutta apertura alla minima lunghezza (posizione in cui la resistenza è più precaria).
Ultimo punto, ma per questo non meno rilevante, è la sua scarsa reperibilità sul mercato: non sono molti i negozi che lo tengono così spesso si deve ricorrere all’acquisto online.





Conclusioni
Ritengo il Vanguard Alta+ 235AP assolutamente una prima scelta per i fotografi paesaggisti che ricercano uno strumento versatile, affidabile, facilmente trasportabile e che annulli l’altezza minima dal suolo. Ciò che però dovremmo tener presente è che al peso leggero e alle dimensioni ridotte corrispondono una stabilità non garantita soprattutto se in presenza di forte vento e un’altezza massima davvero limitante.

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