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10 novembre 2009

Passo Rolle e Pale di San Martino di Castrozza

La Leggenda di Re Laurino


Come più e più volte ho sottolineato, questo luogo rappresenta per me un vero e proprio angolo di paradiso! Le sue rocce, i suoi torrenti e specchi d'acqua, la sua flora e, non per ultima, la sua fauna si integrano in un perfetto equilibrio!




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/10", GND8 (p121s), Scatto Remoto



Da un punto di vista paesaggistico, il Passo Rolle costituisce una delle mete predilette da tutti per godere dal vivo dello spettacolo dell'enrosadira; questo grazie al particolare orientamento delle pareti delle Pale di S. Martino, che garantiscono lo spettacolo 365 giorni l'anno (bel tempo permettendo =D ).




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/8", GND8 (p121s), Scatto Remoto



Il fenomeno dell'enrosadira (il termine deriva da una parola ladina che letteralmente significa "diventare di colore rosa") è legato alla particolare composizione rocciosa di queste vette, la dolomia, contenente dolomite, un composto di carbonato di calcio e magnesio. Il fenomeno è ben visibile soprattutto in quelle sere (e mattine) in cui l'aria è particolarmente limpida.




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/8", GND8 (p121s), Scatto Remoto



Un'altra suggestiva spiegazione legata alla tradizione locale è quella data dalla leggenda del Re Laurino, un Re dei Nani che aveva sul Massiccio del Catinaccio uno splendido giardino di rose (il significato della parola Rosengarten, con cui sono chiamate queste vette, è appunto "giardino di rose").




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/6", GND8 (p121s), Treppiede, Scatto Remoto



Un giorno il principe del Latemar (il massiccio dolomitico situato a sud del Catinaccio, noto soprattutto per i suoi riflessi nelle acque cristalline del Lago di Carezza) incuriosito dalla vista delle rose, si inoltrò nel regno di Re Laurino. Durante la sua visita, conobbe Ladinia, la figlia del re, se ne innamorò e la rapì per farne sua sposa. Il padre, disperato per la perdita della figlia, mandò una maledizione sul suo giardino di rose, colpevole di aver tradito la posizione del suo regno: né di giorno, né di notte alcun occhio umano avrebbe potuto ammirarlo. Laurino dimenticò però il tramonto (e l'alba) quando, ancora oggi, il giardino e i suoi colori divengono ancora visibili ed apprezzati.




D40, Nikkor 12-24 f/4 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/6", GND8 (p121s), Treppiede, Scatto Remoto


6 commenti:

Vito Coppola ha detto...

Un bellissimo luogo dove hai realizzato delle gran belle foto con una luce fantastica...Complimenti Enrico!!!
Ciao
Vito
PS.il mio prossimo programma di escursione in montagna sara senz'altro questo luogo...

Enrico ha detto...

Grazie infinite Vito!! Questa è una meta che merita tutta per me, anche perchè in poco tempo e senza grandi difficoltà si raggiungono mete uniche!! Chissà mai che riesca a farti da "guida"...

A presto!

Luca ha detto...

Mi inchino a cotanta bellezza: secondo me questo sono le tue foto più belle da quando ti conosco. La tua maestria compositiva è stata in grado di regalarti(ci) degli scatti di valore assoluto, perchè sei riuscito a riprendere splendidamente e a valorizzare una situazione/posto che già di per sè era splendido.

Complimenti ancora, Enrico, ed un caro saluto.

Luca

Enrico ha detto...

Luca, davvero grazie per le tue belle parole!! Ho scelto di raccontare la leggenda di Ladino perchè mi sembrava si sposasse bene son questa serie!! Manca il guru ma te lo scrivo per ringraziarti davvero di tutto l'aiuto datomi in ogni occasione!!

A presto ;-)

Stefano Cuccolini ha detto...

Foto Splendide! e bella anche la leggenda che hai raccontato
complimenti!!

Enrico ha detto...

grazie infinite Stefano!!!

A presto!

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