Benvenuti nel mio blog!!! - Emozioni Dietro L'Obiettivo ...
Visualizzazione post con etichetta Nikkor12-24. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nikkor12-24. Mostra tutti i post

22 gennaio 2010

Passo Rolle, Vento di Tramontana

Il silenzio del vento

12/10/2009, una data che purtroppo mai scorderò... Lunedì mattina, sono di turno e come sempre inizio la mia giornata con i colleghi, ma subito un evento tragico sconvolge i nostri animi.

Una volta timbrata l'uscita corro a casa, pranzo di fretta e parto in compagnia della mia D40: ho l'assoluta necessità di calmarmi, di riflettere e ritrovare il mio equilibrio. Nessuna destinazione migliore del mio angolo... il tempo non era di certo dei migliori, ma a chi importava!?
Arrivo al parcheggio quando una coppia di escursionisti si affrettano ad entrare in macchina colpiti dal forte e freddo vento di tramontana; non ho particolare attrezzatura per proteggermi da questo imprevisto, ma il mio stato d'animo non mi permette di calcolare con lucidità la situazione. Parto, stavolta in direzione della Baita Segantini.

Dopo pochi metri di dislivello sono costretto a fermarmi: l'ora del tramonto è prossima, ma quel vento silenzioso mi colpisce continuamente alle spalle, lasciandomi senza fiato. Cerco un primo riparo nei pressi della Capanna Cervino, una avvallamento del terreno mi concede di riposarmi. Intorno non c'è assolutamente nessuno, nessuna auto civile nei parcheggi del passo, solo una camionetta del soccorso alpino si trova all'ingresso della caserma. Decido di lasciare qui tutta l'attrezzatura e tenere con me il minimo indispensabile. Il vento e le nubi in continuo movimento sono dei dettagli preziosi per il paesaggio che si colora di fronte a me, non posso non provare a congelarli in foto.



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/8", gnd8, Treppiede, Scatto Remoto



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/8", gnd8, Treppiede, Scatto Remoto



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/13", gnd8, Treppiede, Scatto Remoto



Nikon D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/5", gnd8, Treppiede, Scatto Remoto



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, ISO 200, f/16, 1/5", gnd8, Treppiede, Scatto Remoto


Ad un certo punto però sono costretto a desistere: nonostante la temperatura non sia così bassa, non sento più le dita dei piedi... mi rifugio in fretta nel tepore dell'auto. Nonostante tutto ora sono in grado di ragionare con più lucidità e porre i vari elementi sul piano della bilancia corretto.

Ma non restai in auto a lungo, il vento voleva nuovamente sfidarmi... la sua potenza e una luce particolare avvolgevano le cime delle Pale...



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 30", Treppiede, Scatto Remoto


Cala la notte, tutto dentro me è più chiaro... esco per l'ultimo scatto, nevica (in realtà era il vento di tramontana che sollevava la neve caduta la sera prima portandola via con sé chissà dove), ma sopra di me è ben visibile la via lattea...



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/4, ISO 1600, 50", Treppiede, Scatto Remoto

10 novembre 2009

Passo Rolle e Pale di San Martino di Castrozza

La Leggenda di Re Laurino


Come più e più volte ho sottolineato, questo luogo rappresenta per me un vero e proprio angolo di paradiso! Le sue rocce, i suoi torrenti e specchi d'acqua, la sua flora e, non per ultima, la sua fauna si integrano in un perfetto equilibrio!




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/10", GND8 (p121s), Scatto Remoto



Da un punto di vista paesaggistico, il Passo Rolle costituisce una delle mete predilette da tutti per godere dal vivo dello spettacolo dell'enrosadira; questo grazie al particolare orientamento delle pareti delle Pale di S. Martino, che garantiscono lo spettacolo 365 giorni l'anno (bel tempo permettendo =D ).




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/8", GND8 (p121s), Scatto Remoto



Il fenomeno dell'enrosadira (il termine deriva da una parola ladina che letteralmente significa "diventare di colore rosa") è legato alla particolare composizione rocciosa di queste vette, la dolomia, contenente dolomite, un composto di carbonato di calcio e magnesio. Il fenomeno è ben visibile soprattutto in quelle sere (e mattine) in cui l'aria è particolarmente limpida.




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/8", GND8 (p121s), Scatto Remoto



Un'altra suggestiva spiegazione legata alla tradizione locale è quella data dalla leggenda del Re Laurino, un Re dei Nani che aveva sul Massiccio del Catinaccio uno splendido giardino di rose (il significato della parola Rosengarten, con cui sono chiamate queste vette, è appunto "giardino di rose").




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/6", GND8 (p121s), Treppiede, Scatto Remoto



Un giorno il principe del Latemar (il massiccio dolomitico situato a sud del Catinaccio, noto soprattutto per i suoi riflessi nelle acque cristalline del Lago di Carezza) incuriosito dalla vista delle rose, si inoltrò nel regno di Re Laurino. Durante la sua visita, conobbe Ladinia, la figlia del re, se ne innamorò e la rapì per farne sua sposa. Il padre, disperato per la perdita della figlia, mandò una maledizione sul suo giardino di rose, colpevole di aver tradito la posizione del suo regno: né di giorno, né di notte alcun occhio umano avrebbe potuto ammirarlo. Laurino dimenticò però il tramonto (e l'alba) quando, ancora oggi, il giardino e i suoi colori divengono ancora visibili ed apprezzati.




D40, Nikkor 12-24 f/4 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/6", GND8 (p121s), Treppiede, Scatto Remoto


5 ottobre 2009

Evasioni

Il mio angolo di paradiso...

Passo Rolle, le pareti verticali delle Pale di San Martino di Castrozza, il parco Naturale di Paneveggio… Luogo di interesse geologico, data la contrapposizione di rocce molto differenti tra loro (i porfidi quarziferi della catena del Lagorai, formazioni facilmente riconoscibili per la loro colorazione rossastra, e la dolomia delle candide e svettanti vette delle Pale); luogo di incontro dell’Uomo e del Cervo, re indiscusso di queste foreste (facilmente avvistabile nel Recinto del Centro Visitatori di Paneveggio); luogo di preistoria (nei dintorni dei Laghi di Colbricon sono state rinvenute delle testimonianze di insediamenti di cacciatori del Neolitico – 12000/10000 a.c. – tra cui punte di lance, frecce e referti dei loro accampamenti) e di avamposti militari (manufatti risalenti alla Grande Guerra si possono ritrovare sulle vette della Piccola e Grande Cavallazza); luogo dov’è possibile sentir scorrere il tempo, senza che nulla sia in grado di scalfire la nostra integrità.
Questa è la mia visione, il mio angolo di paradiso.



10 scatti verticali con D40, Nikkor 12-24 a 24mm, f/8, ISO 200, 1/125", GND8 (P121s), Mano Libera (full detail)


27 Luglio 2009: lasciammo l’auto nel parcheggio di Malga Rolle. Dopo il turno del mattino, avevo deciso di fuggire dalla quotidianità, avevo bisogno di estraniarmi dai ritmi frenetici della società moderna. Coinvolsi nell’avventura anche mio fratello: destinazione Cima Cavallazza.

Erano le 18:00 quando ci incamminammo verso i laghi di Colbricon. Secondo la normativa vigente nel parco, saremmo dovuti tornare entro le 21:00; oltre era vietata la sosta in tutta l’area protetta. Le nuvole andavano e venivano. L’eccitazione per il tramonto ormai prossimo era incontrollabile. Partimmo: l’andatura fu quanto mai sostenuta.

Pochi erano gli escursioni che tornavano dai laghi a quell’ora: li salutavamo con un cordiale sorriso, e loro ricambiavano con uno sguardo di dubbio stupore, come per suggerirci “Guardate che state procedendo verso la direzione sbagliata!”… come se si stessero chiedendo “Ma dove vanno a quest’ora!?”… Non sapevano che lo spettacolo vero doveva ancora iniziare…



6 scatti in orizzontale con D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/9, ISO 200, 1/30", GND8, Treppiede (full detail)


Arrivati ai laghi di Colbricon, i nostri occhi si alzarono in cerca della vetta della Cavallazza, ma le nuvole la cingevano d’assedio: il nostro umore non era dei migliori date le scarse probabilità di assistere al tramonto.
Il sentiero fin qui era stato in falsopiano; ora la salita si faceva più ripida e a tratti le tracce del percorso erano poco visibili: nonostante ciò il nostro ritmo non diminuì… a metà dell’ascesa facemmo una sosta. Ora l’altezza ci consentiva di spaziare con gli occhi verso l’orizzonte: le nubi a ovest si stavano dileguando, la fievole fiamma di speranza tornò a riprendere vigore! Gli ultimi passi verso la croce che testimoniava il nostro arrivo non furono proprio dei balzi di gioia. Lo sguardo rivolto a est verso il Cimon vagava in una massa bianca informe: nuvole…
Posammo gli zaini a terra lungo i camminatoi delle trincee e ci sedemmo ad aspettare: gli occhi, fissi al vuoto intorno a noi, emanavano raggi di calore per sciogliere le nubi… niente. Ma quella lucina di ottimismo mi spinse a prendere in mano la reflex e balzellare qua è là in cerca di primi piani papabili se mai la fortuna avesse guardato verso noi! E così fu…

Mentre giravo in attesa che la visuale si aprisse un po’ verso le Pale, il sole decise di farsi spazio tra le nuvole che abbracciavano il Colbricon. È stato un momento, un attimo di luce divina… il sole faceva capolino sopra le nubi, mentre i suoi raggi affilati si aprivano dei varchi nella bianca giungla sottostante. La mia mente non era in grado di contemplare la bellezza dell’attimo e contemporaneamente impostare la fotocamera… ora che tutto fu pronto, la luce si stava spegnendo…



D40, Nikkor 12-24 f/4, GND8, Mano Libera


Colpi di luce facevano sembrare anche un anonimo ciuffo d’erba un elemento dal fascino irresistibile: il verde scintillante sembrava fosse dotato di uno speciale richiamo per i raggi del sole. Data la particolarità del momento, mi affrettai ad inquadrare e scattare!



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/22, 1/15, ISO 200, GND( (P121s), Treppiede


Ora le nubi si stavano dileguando, la luce che accarezzava i pascoli scoscesi della Piccola Cavallazza e della Tognazza si stava scaldando. Le pareti verticali guardavano dritte il sole che si accingeva a tramontare… la magnificenza delle Pale rendeva così piccolo e privo di interesse tutto ciò che le circondava, me compreso…



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/22, 1/15, ISO 200, GND8 (P121s)


Soddisfatto degli scatti finora eseguiti, mi avviai di nuovo verso la vetta che avevo abbandonato nella caccia all’inquadratura. Qualcosa non quadrava però, avevo perso mio fratello!! Talmente concentrato nella mia missione, non mi ero accorto che si era allontanato di un centinaio di metri: era poco più in basso sul versante opposto, seduto su una roccia con i binocoli in mano… mi fu subito chiaro il suo scopo: sapevamo che questo era il territorio dei camosci, uno dei pochi posti in zona in cui i cervi non mettevano zampe. Accortosi del mio arrivo, mi passò i binocoli indicandomi una sporgenza lungo il versante sud della cima: era proprio la sporgenza dove avevamo effettuato la nostra sosta durante l’ascesa; mamma e piccolo avevano appena fatto il loro ingresso in scena! Poi mi indicò gli altri camosci che in quell’arco di tempo aveva scovato: chi correva, chi brucava e chi, invece, era ancora comodamente sdraiato sul tenero manto erboso. In tutto avremmo avvistato una ventina di esemplari! E proprio mentre ci stavamo alzando dalla nostra postazione, il Colbricon tra le nuvole decise di richiamare la nostra attenzione: colori e luci arricchirono la scena che si presentava a noi, lasciandoci senza parole.



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/22, ISO 200, 1/15", GND8, Mano Libera


Il tramonto era previsto su per giù per le 20:35 e dalla Cavallazza all’auto c’erano ben più di 25’ di cammino… così, dopo aver riempito lo stomaco con un abbondante panino farcito con speck e fontina, decidemmo di incamminarci: eravamo entrambi sicuri di voler rischiare per vedere quel tramonto e se fossimo ritornati da dove eravamo giunti ciò non sarebbe stato possibile. Dopo una rapida consultazione alla carta topografica, decidemmo di scendere verso nord fino alla Tognazza e da qui prendere la pista da sci fino alla Malga Rolle.

Scendemmo in picchiata dalla vetta, per poi planare velocemente a mezza via tra la Piccola Cavallazza e l’omonimo lago sottostante. Tutt’intorno a noi le nubi iniziarono a salire, come la schiuma della birra quando trasborda dal calice che la contiene. Il sole era ancora alto all’orizzonte, situazione tra le più ardue in cui cavar fuori qualcosa di buono, ma ero talmente inebriato da quel momento che decisi di tentare lo stesso uno scatto.


D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/50", GND8, Mano Libera


Avevamo appena finito di attraversare i pascoli ai piedi della Piccola Cavallazza, quando il Cimon si presentò in tutta la sua imponenza di fronte a noi. Le nubi ci danzavano intorno coprendoci a tratti la visuale. Il sole si affrettava a nascondersi dietro le lontane vette delle dolomiti del Brenta; la dolomia prendeva vita. Il rosso scintillante, l’enrosadira delle leggende ladine… il tramonto che nemmeno i nostri sogni più rosei avevano preannunciato.
Come il padrone di quei territori, saltai in rapida sequenza da un masso all’altro e poi giù di corsa per il sentiero che conduceva alle rive di un laghetto. Una coppia di camosci allarmati del mio arrivo emise un sonoro fischio di richiamo: ero così eccitato dalla visuale sul Cimon che praticamente non mi accorsi della loro presenza.



D40, Nikkor 12-24 a 18mm, f/22, ISO 200, 1/3", GND8 (P121s)


Feci gli ultimi due balzi che mi separavano dalle sponde dello specchio d’acqua. La luce stava già scomparendo, ma la bramosia di fotografare quegli attimi non accennava a svanire!
Ormai avevo perso ogni riferimento temporale: i secondi scivolavano in fretta; io non riuscivo a rendermi conto che la magia era già finita. Nei miei occhi si susseguivano come flash le immagini che la mente aveva archiviato nel hd. Nello stesso momento in me erano presenti sensazioni di impotenza e di stupore, di tranquillità e di agitazione: su tutte però regnava un infinito senso di eternità.


D40, Nikkor 12-24 a 18mm, f/22, ISO 200, 1/3", GND8 (P121s)


Erano le 20:37 quando ripartimmo per avviarci all’auto; la luce era scarsa e le impervietà del terreno numerose: non potevamo permetterci distrazioni. La luce dell’ora blu di fronte a noi, però, catturava di continuo la mia attenzione: più di qualche volta mi ritrovai a scivolare lungo la ripida pendenza del prato della pista da sci. Non riportai per fortuna nessuna conseguenza grave a seguito di quelle cadute o, forse, l’emozioni erano così intense che finirono per agire come anestetico; alle 21:03 eravamo alla macchina.
Solo il giorno successivo iniziò a farsi sentire una morsa dolorosa a livello del malleolo mediale della tibio-tarsica sinistra, segno che stavo tornando alla realtà… forse era una micro-frattura, ma poco mi interessava… per camminare, camminavo senza problemi; per correre, i miei pensieri stavano già correndo verso il giorno in cui sarei potuto ritornare nel mio angolo di paradiso.





________________________________________________________________________________________


Dati tecnici dell’escursione

Partenza: Passo Rolle (1980 m s.l.m.)
Arrivo: Cima Cavallazza (2324 m s.l.m.)
Tipologia: percorso ad anello (sentieri n. 14-348 fino ai Laghi di Colbricon (1927 m s.l.m.), poi proseguire in direzione est per la Cima Cavallazza; da qui procedere in direzione nord verso la Piccola Cavallazza (2310 m s.l.m.) e la Cima Tognazza (2209 m s.l.m.) fino a giungere al punto di partenza)
Durata: andata 2 ore (tot. 3,5 ore)
Difficoltà: E
Cartografia: Tabacco 022 – Pale di San Martino

Consiglio di effettuare quest’escursione con partenza da Passo Rolle per motivi di sicurezza!


Attrezzatura Fotografica

Corpo macchina: Nikon D40
Ottiche: Nikkor 12-24 (ho eseguito il 100% degli scatti salvati con quest’ottica), Nikkor 18-55 e Nikkor 55-200 (ho cestinato tutti gli scatti)
Accessori: Treppiede Hama Star 750 (non stabile e non affidabile: si è rotta la vite di fissaggio della testa rendendolo inutilizzabile); scatto remoto ML-3 IR (utilissimo se non i possiede un supporto ben piazzato); filtri gnd Cokin P121L/M/S.



__________________________________________________________________________________

Ti potrebbero interessare anche...

Il Rifugio Pradidali

Tempo: 3,5 h

Difficoltà: EE

Il Rifugio Mulaz

Tempo: 3,5 h

Difficoltà: EE

I laghi di Juribrutto

Tempo: 4,5 h (percorso ad anello)

Difficoltà: EE

24 settembre 2009

Fimoon

Luna allo specchio

Una tranquilla sera di fine inverno, avevo da poco acquistato il mio primo obiettivo: un Nikkor 12-24 f/4 usato e quella sembrava poter essere una buona occasione per testarlo sul campo! Meta stabilita era il Lago di Fimon, uno specchio d'acqua naturale di particolare interesse ornitologico, situato ai limiti della città di Vicenza ai piedi dei Monti Berici.
L'altezza delle colline circostanti, però, non lo rendono un luogo molto adatto ad una vera e propria sessione di scatti paesaggistici. Nonostante ciò, mi incamminai lungo la sua sponda alla ricerca di qualche composizione, mentre il sole già stava calando alle mie spalle, sopra la chiesa di Lapio. In cielo nessuna nuvola... i rari accessi alla riva non presentavano alcuna attrazione... alcuni tronchi spogli qua e là stuzzicavano qualche composizione minimalista contro il cielo azzurro intenso dell'ora blu, ma era impossibile isolare il soggetto principale dagli elementi che lo abbracciavano in quella natura così umanizzata.

Sconsolato per non aver trovato nemmeno una possibilità per mettere alla prova il nuovo gioiellino, mi incamminai mesto verso l'auto; l'ora di cena era prossima e anche la fame iniziava a farsi sentire. Ma come misi il primo piede nella casa dei porciglioni (è come personalmente ho denominato la sponda nord-ovest del lago, una zona poco battuta dai chiassosi visitatoti del luogo, zona dove questi uccelli nidificano), sentii una voce che mi chiamava alle spalle: non era un suono umano, nemmeno il richiamo della civetta incontrata poco prima... era il mio istinto che mi aveva spinto a voltare il capo verso la luna nascente. Rossa, con una luce fioca, si districava tra i fitti rami di robinia che popolavano la sponda. Rincuorato dalla visione, mi affrettai a provare un paio di scatti, immerso nel fango... e fu proprio il fango a convincermi ad abbandonare la postazione per ritirami: però, non fu una ritirata che testimoniava la fine della guerra!
Avevo perso numerose battaglie quella sera, ma mi restava ancora un'opportunità e, come vi dicevo, fu proprio il fango ad ispirarmi! Come!? Mi ritornò in mente che erano parecchi giorni che il tempo era avverso e le piogge abbondanti: quella era la prima serata con cielo sereno... avevo scoperto l'autunno precedente che l'avamposto panoramico, situato a fianco del circolo velico, in caso di abbondanti piogge si allagava! Con la speranza di trovare ciò che immaginavo, mi affrettai a raggiungerlo. Era lì, come era stato dipinto nei miei pensieri.

Montata la fedele D40 con la nuova ottica sul treppiede alla massima altezza, non mi restava che inquadrare: la panchina immersa fino alle caviglie ed il suo riflesso erano un elemento di primo interesse! Sullo sfondo il profilo della collina di Chiesa Vecchia scendeva dolcemente fino alla pianura per tuffarsi nei caldi colori con cui l'inquinamento luminoso tingeva la coda della perturbazione ormai lontana. La luna, già alta sopra l'orizzonte, si faceva ora coccolare teneramente da alcune soffici nuvole... la compo era fatta, bastava stabilire tutti i parametri di scatto!!
Chiusi il diaframma anche più del necessario dettato dalla profondità di campo per prolungare di uno stop l'esposizione: decisi comunque di non andare oltre ad f/11 per ottenere il massimo della qualità del 12-24. Gli ISO sempre impostati a 200 mi davano un tempo approssimativo di 90" (il tempo di esposizione l'ho calcolato nel solito modo, cioè aprendo al massimo il diaframma e alzando gli ISO il più possibile: lo scatto che otterremo ci permetterà di calcolare con buona precisione il nostro dato quando la posa supera i 30"): valutato a spanne il vento, decisi che era sufficiente per ottenere un effetto mosso sulle nubi.




D40, Nikkor 12-24 a 14mm, f/11, 86", ISO 200, Tripod


L'ora di cena ormai era passata, per cui mi affrettai a rientrare: acceso il motore dell'auto, mi girai l'ultima volta verso quello spettacolo... "Grazie Natura"!


23 settembre 2009

Testarossa

Dolce Riposar al Tramonto

La fine del 2008, gli ultimi giorni di dicembre...
Dopo un anno per lo più dedicato allo studio e alla stesura della tesi (discussa con successo a fine novembre), il mese di dicembre è investito a recuperare le energie necessarie ad affrontare la prima regata in mare aperto: la prima esperienza lavorativa nel campo in cui mi ero appena laureato!! Dicembre passava velocemente, il tempo sempre minaccioso non consentiva la possibilità di nessuna uscita fotografica; ormai era giunto l'ultimo weekend prima della presa di servizio.

Avevo da tempo adocchiato il Lago di Garda come location più che favorevole per una serie di scatti al tramonto: nonostante le due ore di auto di distanza, la località di Torri del Bénaco è la prestabilita! Consultavo ormai in modo maniacale le previsioni meteo, calcolando ogni opportunità: proprio per quell'ultimo sabato era previsto uno spiraglio di luce al momento propizio, il tramonto! Erano però previsioni e, come ben si sa, chissà se affidabili... ma quell'unica possibilità doveva essere sfruttata!

Caricata tutta l'attrezzatura nel bagagliaio, mi avviai con un po' di anticipo... arrivato a Garda, una luce particolarissima catturò i miei occhi: le nubi velavano il sole in modo da non rendere taglienti i sui raggi, lasciando l'orizzonte sgombro. Era la condizione prevista!! La luce giallo-arancio mi spinse a fermare l'auto nel porto di Garda. Ammiravo il paesaggio di fronte a me: il vento increspava l'acqua dando la sensazione di trovarsi lungo la riva di una baia marina; i gabbiani si levarono in volo al mio arrivo, con un grido rauco disturbati nel loro riposo. In porto erano ormeggiate alcune barche: per rendere a pieno la scena optai in primis per una soluzione orizzontale a comprenderle tutte, ma la composizione riportava una sensazione di confusione che contrastava con i miei sentimenti. A pochi passi di distanza, una vela era ormeggiata poco fuori dal porto: solitaria, lo scafo snello pronto a scattare, la vela a riposo e la prua rivolta verso quello che ormai a me sembrava essere il mare aperto!

L'angolo per poter inquadrare tutto l'albero era notevole e il mio Nikkor 18-55 faticava nell'impresa: ho dovuto lavorare non poco per ottenere ciò che vedevo già nella mia mente. Inizialmente avevo provato a dar maggior equilibrio alla scena componendo con la vela a destra e il sole dal lato opposto, ma la soluzione non mi soddisfaceva. In me correvano emozioni contrastanti: la calma assoluta del dolce riposo e la determinazione nell'affrontare il futuro ormai imminente! La soluzione: lo scafo doveva puntare dritto sul suo obiettivo, tagliandolo in due con il suo albero longilineo.
Altro problema fu l'esposizione: non essendo l'acqua ferma, la barca era cullata dolcemente dalle onde che si frangevano sulla sponda. Non ancora molto pratico e sicuro delle mie conoscenze, decisi di non correre rischi e chiusi il diaframma a f/11 (in realtà già a f/8 sarei stato più che tranquillo ed avrei guadagnato uno stop pieno!); per ottenere la qualità migliore dall'immagine scatto sempre a 200 ISO e così fu anche in quell'occasione. Tutto ciò mi dava un tempo di esposizione pari a 1/40": un po' lunghetto per avere un'immagine perfettamente nitida al primo colpo! Ma con un po' di fortuna e dopo qualche tentativo vidi apparire sul monitor della mia D40 l'immagine che cercavo... il dolce riposar al tramonto, prima dell'inizio di una nuova avventura (ovviamente su una Testarossa :-P )!



D40, Nikkor18-55 a 18mm, f/11, 1/40, ISO200


Il sole calava velocemente e quella non era la mia destinazione: risalii in macchina già pieno di eccitazione...


30 giugno 2009

Una Notte Al Capanno

Il vento della sera...

Un capanno sulla sponda nord del Lago di Fimon (Vicenza) era nascosto tra i salici, sospeso sull'acqua calma: un breve ponte in legno conduceva all'ingresso. La luce di uno spicchio di luna timidamente illuminava la riva desolata del lago; l'atmosfera era surreale per la presenza della luce dell'uomo...
Quella sera le nuvole correvano veloci nel cielo: ad un tratto, il vento che soffiava da sud vinse ogni resistenza e spazzò via le nubi verso le montagne...

Montata la fedele D40 sul treppiede, ho scelto l'ottica che mi garantiva il maggior respiro possibile visti gli spazi limitati; il Nikkor 12-24 f/4 alla minima focale era d'obbligo per costruire una compo soddisfacente. Come facile da intuire, per realizzare una lunga esposizione ho scelto la modalità manuale con tempo di posa B. La sensibilità ISO era obbligata a 200 per ottenere la miglior qualità ed il tempo di esposizione corretto per rendere le nubi come scie. La messa a fuoco non costituiva un problema vista la quantità di luce presente. Scegliere l'apertura del diaframma e il tempo di esposizione era la cosa più difficile: non c'era il tempo di calcolare con precisione!! Ho impostato il diaframma a f/8, chiusura sufficiente per la profondità di campo desiderata, ma non così elevata da necessitare un tempo di esposizione infinito... ora restava da calcolare il tempo di esposizione! Avevo pochi momenti a disposizione, e dovevo ancora capire come illuminare artificialmente con una torcia il mio soggetto; tentare alla cieca una lunga esposizione avrebbe potuto voler dire perdere il momento buono in caso di errore... utilizzare l'esposimetro della D40 era forse più rischioso ancora, senza contare il tempo necessario all'operazione!! Così ho deciso di alzare gli ISO a 1600, aprire il diaframma al massimo consentito e scattare con un tempo approsimativo; una volta che avevo sottomano l'istogramma, ho impostato nuovamente i parametri prestabiliti. Senza calcolare il tempo corretto per guadagnare secondi preziosi, ho premuto il pulsante per lo scatto e fatto partire il cronometro!! Mentre il tempo scorreva, ho calcolato a spanne l'esposizione e stoppato il tutto al momento desiderato: ho scelto di sottoesporre la foto di qualche secondo e recuperarla poi in pp, piuttosto che portarla al limite e poi gettarla perchè sovraesposta!!

In pp ho recuperato un po' le parti sottoesposte (il tetto del capanno, la barca a sinistra e il riflesso dell'acqua) e chiuso un po' le ombre delle colline di sfondo aumentando così il contrasto dell'immagine. Saturazione ed ottimizzazione per il web!




D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/8, ISO 200, 112", Treppiede, Scatto Remoto



14 febbraio 2009

Fimoon

Luna al Lago di Fimon

Il Lago di Fimon (VI) è un residuo glaciale quaternario racchiuso nella Valle di Fimon ai piedi dei Colli Berici.
La passeggiata intorno al lago è molto frequentata durante i giorni festivi primaverili ed estivi; ma sono l'autunno e l'inverno i mesi che regalano l'atmosfera più emozionante, immersi nel silenzioso abbandono...

Il Lago è punto di interesse per molti ornitologi o appassionati di fotografia naturalistica; numerosissime sono le specie che personalmente ho avvistato: airone bianco, airone rosso, airone cinerino, cormorano, germano reale, folaga, porciglione, svasso, cigno reale, cinciarella, regolo, scricciolo, pettirosso, merlo, poiana, ...

Da un punto di vista paesaggistico, l'altezza delle colline che lo circondano e il suo orientamento non ne fanno un punto di interesse fotografico per alba/tramonto (forse all'alba in estate qualcosa di meglio si può fare, ma non so quanto...), i momenti di luce ottimali. Ma quando la notte cala, un'atmosfera di pura magia riveste le sue acque...

Ero in uscita per provare il mio nuovo Nikkor 12-24, cercando qualche spunto... il sorgere della luna è un momento magico, i riflessi sulle acque calme, il rosso bagliore dei suoi raggi... ma le condizioni mi costringono a montare il 18-55...


D40, Nikkor 18-55 a 55mm, f/10, 25", ISO 200, Tripod



D40, Nikkor 18-55 a 40mm, f/10, 25", ISO 200, Tripod



Mentre sono di ritorno all'auto, il vento porta con se qualche nuvoletta, il giusto contorno ai riflessi che il punto panoramico allagato donava...


D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/11, 93", ISO 200, Tripod




D40, Nikkor 12-24 a 14mm, f/11, 86", ISO 200, Tripod


Il Nikkor 12-24 mi ha consentito una perfetta messa a fuoco grazie alla ghiera graduata; la nitidezza e la resa cromatica sono state immediatamente lampanti! Il suo peso non è stato un problema per il mio treppiede, rendendomi così una perfetta qualità anche a massima altezza (senza colonna centrale, con uso di scatto remoto).

ATTENTION

All images contained in this site and their respective copyright are the sole property of Enrico Grotto and as such are protected by Italian and International Copyright Laws. They may not be copied or downloaded in part or whole using any digital, electronic or photographic means or stored in a retrieval system by any person(s), company or companies without prior written permission of the owner-photographer. For whichever use or information you can contact me via email. Thanks.

Statistiche gratis