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5 ottobre 2009

Evasioni

Il mio angolo di paradiso...

Passo Rolle, le pareti verticali delle Pale di San Martino di Castrozza, il parco Naturale di Paneveggio… Luogo di interesse geologico, data la contrapposizione di rocce molto differenti tra loro (i porfidi quarziferi della catena del Lagorai, formazioni facilmente riconoscibili per la loro colorazione rossastra, e la dolomia delle candide e svettanti vette delle Pale); luogo di incontro dell’Uomo e del Cervo, re indiscusso di queste foreste (facilmente avvistabile nel Recinto del Centro Visitatori di Paneveggio); luogo di preistoria (nei dintorni dei Laghi di Colbricon sono state rinvenute delle testimonianze di insediamenti di cacciatori del Neolitico – 12000/10000 a.c. – tra cui punte di lance, frecce e referti dei loro accampamenti) e di avamposti militari (manufatti risalenti alla Grande Guerra si possono ritrovare sulle vette della Piccola e Grande Cavallazza); luogo dov’è possibile sentir scorrere il tempo, senza che nulla sia in grado di scalfire la nostra integrità.
Questa è la mia visione, il mio angolo di paradiso.



10 scatti verticali con D40, Nikkor 12-24 a 24mm, f/8, ISO 200, 1/125", GND8 (P121s), Mano Libera (full detail)


27 Luglio 2009: lasciammo l’auto nel parcheggio di Malga Rolle. Dopo il turno del mattino, avevo deciso di fuggire dalla quotidianità, avevo bisogno di estraniarmi dai ritmi frenetici della società moderna. Coinvolsi nell’avventura anche mio fratello: destinazione Cima Cavallazza.

Erano le 18:00 quando ci incamminammo verso i laghi di Colbricon. Secondo la normativa vigente nel parco, saremmo dovuti tornare entro le 21:00; oltre era vietata la sosta in tutta l’area protetta. Le nuvole andavano e venivano. L’eccitazione per il tramonto ormai prossimo era incontrollabile. Partimmo: l’andatura fu quanto mai sostenuta.

Pochi erano gli escursioni che tornavano dai laghi a quell’ora: li salutavamo con un cordiale sorriso, e loro ricambiavano con uno sguardo di dubbio stupore, come per suggerirci “Guardate che state procedendo verso la direzione sbagliata!”… come se si stessero chiedendo “Ma dove vanno a quest’ora!?”… Non sapevano che lo spettacolo vero doveva ancora iniziare…



6 scatti in orizzontale con D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/9, ISO 200, 1/30", GND8, Treppiede (full detail)


Arrivati ai laghi di Colbricon, i nostri occhi si alzarono in cerca della vetta della Cavallazza, ma le nuvole la cingevano d’assedio: il nostro umore non era dei migliori date le scarse probabilità di assistere al tramonto.
Il sentiero fin qui era stato in falsopiano; ora la salita si faceva più ripida e a tratti le tracce del percorso erano poco visibili: nonostante ciò il nostro ritmo non diminuì… a metà dell’ascesa facemmo una sosta. Ora l’altezza ci consentiva di spaziare con gli occhi verso l’orizzonte: le nubi a ovest si stavano dileguando, la fievole fiamma di speranza tornò a riprendere vigore! Gli ultimi passi verso la croce che testimoniava il nostro arrivo non furono proprio dei balzi di gioia. Lo sguardo rivolto a est verso il Cimon vagava in una massa bianca informe: nuvole…
Posammo gli zaini a terra lungo i camminatoi delle trincee e ci sedemmo ad aspettare: gli occhi, fissi al vuoto intorno a noi, emanavano raggi di calore per sciogliere le nubi… niente. Ma quella lucina di ottimismo mi spinse a prendere in mano la reflex e balzellare qua è là in cerca di primi piani papabili se mai la fortuna avesse guardato verso noi! E così fu…

Mentre giravo in attesa che la visuale si aprisse un po’ verso le Pale, il sole decise di farsi spazio tra le nuvole che abbracciavano il Colbricon. È stato un momento, un attimo di luce divina… il sole faceva capolino sopra le nubi, mentre i suoi raggi affilati si aprivano dei varchi nella bianca giungla sottostante. La mia mente non era in grado di contemplare la bellezza dell’attimo e contemporaneamente impostare la fotocamera… ora che tutto fu pronto, la luce si stava spegnendo…



D40, Nikkor 12-24 f/4, GND8, Mano Libera


Colpi di luce facevano sembrare anche un anonimo ciuffo d’erba un elemento dal fascino irresistibile: il verde scintillante sembrava fosse dotato di uno speciale richiamo per i raggi del sole. Data la particolarità del momento, mi affrettai ad inquadrare e scattare!



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/22, 1/15, ISO 200, GND( (P121s), Treppiede


Ora le nubi si stavano dileguando, la luce che accarezzava i pascoli scoscesi della Piccola Cavallazza e della Tognazza si stava scaldando. Le pareti verticali guardavano dritte il sole che si accingeva a tramontare… la magnificenza delle Pale rendeva così piccolo e privo di interesse tutto ciò che le circondava, me compreso…



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/22, 1/15, ISO 200, GND8 (P121s)


Soddisfatto degli scatti finora eseguiti, mi avviai di nuovo verso la vetta che avevo abbandonato nella caccia all’inquadratura. Qualcosa non quadrava però, avevo perso mio fratello!! Talmente concentrato nella mia missione, non mi ero accorto che si era allontanato di un centinaio di metri: era poco più in basso sul versante opposto, seduto su una roccia con i binocoli in mano… mi fu subito chiaro il suo scopo: sapevamo che questo era il territorio dei camosci, uno dei pochi posti in zona in cui i cervi non mettevano zampe. Accortosi del mio arrivo, mi passò i binocoli indicandomi una sporgenza lungo il versante sud della cima: era proprio la sporgenza dove avevamo effettuato la nostra sosta durante l’ascesa; mamma e piccolo avevano appena fatto il loro ingresso in scena! Poi mi indicò gli altri camosci che in quell’arco di tempo aveva scovato: chi correva, chi brucava e chi, invece, era ancora comodamente sdraiato sul tenero manto erboso. In tutto avremmo avvistato una ventina di esemplari! E proprio mentre ci stavamo alzando dalla nostra postazione, il Colbricon tra le nuvole decise di richiamare la nostra attenzione: colori e luci arricchirono la scena che si presentava a noi, lasciandoci senza parole.



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/22, ISO 200, 1/15", GND8, Mano Libera


Il tramonto era previsto su per giù per le 20:35 e dalla Cavallazza all’auto c’erano ben più di 25’ di cammino… così, dopo aver riempito lo stomaco con un abbondante panino farcito con speck e fontina, decidemmo di incamminarci: eravamo entrambi sicuri di voler rischiare per vedere quel tramonto e se fossimo ritornati da dove eravamo giunti ciò non sarebbe stato possibile. Dopo una rapida consultazione alla carta topografica, decidemmo di scendere verso nord fino alla Tognazza e da qui prendere la pista da sci fino alla Malga Rolle.

Scendemmo in picchiata dalla vetta, per poi planare velocemente a mezza via tra la Piccola Cavallazza e l’omonimo lago sottostante. Tutt’intorno a noi le nubi iniziarono a salire, come la schiuma della birra quando trasborda dal calice che la contiene. Il sole era ancora alto all’orizzonte, situazione tra le più ardue in cui cavar fuori qualcosa di buono, ma ero talmente inebriato da quel momento che decisi di tentare lo stesso uno scatto.


D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/16, ISO 200, 1/50", GND8, Mano Libera


Avevamo appena finito di attraversare i pascoli ai piedi della Piccola Cavallazza, quando il Cimon si presentò in tutta la sua imponenza di fronte a noi. Le nubi ci danzavano intorno coprendoci a tratti la visuale. Il sole si affrettava a nascondersi dietro le lontane vette delle dolomiti del Brenta; la dolomia prendeva vita. Il rosso scintillante, l’enrosadira delle leggende ladine… il tramonto che nemmeno i nostri sogni più rosei avevano preannunciato.
Come il padrone di quei territori, saltai in rapida sequenza da un masso all’altro e poi giù di corsa per il sentiero che conduceva alle rive di un laghetto. Una coppia di camosci allarmati del mio arrivo emise un sonoro fischio di richiamo: ero così eccitato dalla visuale sul Cimon che praticamente non mi accorsi della loro presenza.



D40, Nikkor 12-24 a 18mm, f/22, ISO 200, 1/3", GND8 (P121s)


Feci gli ultimi due balzi che mi separavano dalle sponde dello specchio d’acqua. La luce stava già scomparendo, ma la bramosia di fotografare quegli attimi non accennava a svanire!
Ormai avevo perso ogni riferimento temporale: i secondi scivolavano in fretta; io non riuscivo a rendermi conto che la magia era già finita. Nei miei occhi si susseguivano come flash le immagini che la mente aveva archiviato nel hd. Nello stesso momento in me erano presenti sensazioni di impotenza e di stupore, di tranquillità e di agitazione: su tutte però regnava un infinito senso di eternità.


D40, Nikkor 12-24 a 18mm, f/22, ISO 200, 1/3", GND8 (P121s)


Erano le 20:37 quando ripartimmo per avviarci all’auto; la luce era scarsa e le impervietà del terreno numerose: non potevamo permetterci distrazioni. La luce dell’ora blu di fronte a noi, però, catturava di continuo la mia attenzione: più di qualche volta mi ritrovai a scivolare lungo la ripida pendenza del prato della pista da sci. Non riportai per fortuna nessuna conseguenza grave a seguito di quelle cadute o, forse, l’emozioni erano così intense che finirono per agire come anestetico; alle 21:03 eravamo alla macchina.
Solo il giorno successivo iniziò a farsi sentire una morsa dolorosa a livello del malleolo mediale della tibio-tarsica sinistra, segno che stavo tornando alla realtà… forse era una micro-frattura, ma poco mi interessava… per camminare, camminavo senza problemi; per correre, i miei pensieri stavano già correndo verso il giorno in cui sarei potuto ritornare nel mio angolo di paradiso.





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Dati tecnici dell’escursione

Partenza: Passo Rolle (1980 m s.l.m.)
Arrivo: Cima Cavallazza (2324 m s.l.m.)
Tipologia: percorso ad anello (sentieri n. 14-348 fino ai Laghi di Colbricon (1927 m s.l.m.), poi proseguire in direzione est per la Cima Cavallazza; da qui procedere in direzione nord verso la Piccola Cavallazza (2310 m s.l.m.) e la Cima Tognazza (2209 m s.l.m.) fino a giungere al punto di partenza)
Durata: andata 2 ore (tot. 3,5 ore)
Difficoltà: E
Cartografia: Tabacco 022 – Pale di San Martino

Consiglio di effettuare quest’escursione con partenza da Passo Rolle per motivi di sicurezza!


Attrezzatura Fotografica

Corpo macchina: Nikon D40
Ottiche: Nikkor 12-24 (ho eseguito il 100% degli scatti salvati con quest’ottica), Nikkor 18-55 e Nikkor 55-200 (ho cestinato tutti gli scatti)
Accessori: Treppiede Hama Star 750 (non stabile e non affidabile: si è rotta la vite di fissaggio della testa rendendolo inutilizzabile); scatto remoto ML-3 IR (utilissimo se non i possiede un supporto ben piazzato); filtri gnd Cokin P121L/M/S.



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Difficoltà: EE

6 commenti:

Stefano Cuccolini ha detto...

Ciao Enrino, io ormai su queste foto non so più cosa aggiungere :-)
P.S.
ierisera ho fatto vedere il blog a mio fratello e ti fa i complimenti per le foto e per le note tecniche sulle escursioni! molto utili!
ciaoo!

Stefano Cuccolini ha detto...

mi sono accorto che ho sbagliato a scrivere il tuo nome...sorry
(ma c'è un modo per modificare i messaggi??)

Enrico ha detto...

grazie Stefano!! e ringrazia anche tuo fratello!! sono contento che a qualcuna magari le informazioni che scrivo possano tornare utili!!

per il nome non importa!! ma purtroppo non c'è un modo per modificare, puoi solo eliminare e riscrivere!

Luca ha detto...

Ciao Enrico, ti faccio i miei complimenti per questo splendido racconto: la descrizione delle tue sensazioni unita agli scatti favolosi che hai proposto, permettono a chiunque abbia 10 minuti per fermarsi a leggere queste parole di essere trasportato sulle ali di meravigliose emozioni. Sono estremamente contento di questi scatti e delle grandi soddisfazioni che ti stanno portando, tutte stra-meritate.

Luca

Enrico ha detto...

Luca non so davvero come ringraziarti!!!
Questa è stata davvero una grande esperienza!!

Anonimo ha detto...

Ciao Enrico,

Le foto assieme alle parole formano un Romanzo Affascinante!


Inserire i dati tecnici delle escursioni?? Una genialata!!

Complimenti e Grazie.

Paolo

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