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9 agosto 2008

Studio di profondità

Diaframma aperto o chiuso!?

Il campo della fotografia in era digitale ha avuto un incremento esponenziale visti gli esigui costi. Anche nel campo delle Reflex, le maggiori case produttrici hanno portato sul mercato diverse tipologie di fotocamere, da quelle basilari e alla portata di tutti, fino ai modelli più sofisticati per professionisti...
Anch'io grazie a quest'opportunità ho scelto di intraprendere questa strada, non soddisfatto dei risultati che una comune fotocamera mi dava rispetto alla precedente con rullino!!!
Così, ho iniziato a sperimentare e di seguito cercherò di rispondere ad una domanda che più di qualche volta mi è stata posta: "come devo impostare in modalità manuale l'apertura del diaframma?"
Ecco alcuni appunti che spero tornino utili a qualcuno (sono concetti base, noti ai più che sono in questo campo da tempo, ma per chi è ai primi passi risultano incomprensibili, come è stato per me!!...).

Sostanzialmente una fotografia ben esposta è dovuta alla regolazione di tre parametri:
1) Apertura del diaframma;
2) Tempo di esposizione;
3) Grado di sensibilità alla luce del sensore (ISO).

Il diaframma è un dispositivo situato nell'obiettivo, costituito da 4, 5 o 6 lamelle che, spostandosi, creano un foro di diametro variabile. Esso, come il foro della pupilla umana, può allargarsi o restringersi. Ciò affinché la quantità di luce che colpisce la pellicola sia sempre quella adeguata ad impressionarla nel modo giusto. Ovverosia in modo che non troppa luce colpisca la "pellicola" quando si fotografano soggetti molto luminosi (in questo caso si avrebbe sovraesposizione cioè una fotografia troppo chiara) e, viceversa, affinché non troppo poca luce colpisca la "pellicola" quando si fotografano soggetti oscuri (in questo caso si avrebbe sottoesposizione cioè una fotografia troppo scura). In pratica il diaframma è l'iride della macchina fotografica.
Per regolare l'apertura del diaframma è presente un'apposita ghiera di comando sulla fotocamera, attraverso la quale sceglieremo un numero (visibile sul monitor o direttamente nei dati di scatto all'interno del mirino) :32 - 22 - 16 - 11 - 8 - 5.6 - 4 - 2.8 - 2 - 1.4, i quali sono indicati con la lettera "f" (esempio: f/8, f/22, ecc...). I numeri grandi si riferiscono a diaframmi piccoli (un forellino stretto), mentre i numeri piccoli si riferiscono a diaframmi grandi (un forellino più grande). I numeri f, cioè 32, 22, 16, 11, ecc..., rappresentano quante volte il diametro del forellino sta nella lunghezza focale dell'obiettivo. Ovviamente, se ci sta tante volte vuol dire che il diametro è piccolo (ed ecco perché i numeri grandi si riferiscono a diaframmi piccoli), mentre se ci sta poche volte vuol dire che il diametro è grande (ed ecco perché i numeri piccoli si riferiscono a diaframmi grandi). Un valore medio è f8, che è il diaframma più usato in condizioni normali. I valori f/11 e f/16 sono diaframmi chiusi, adatti per ambienti luminosi [foto]. I valori f/22 e f/32 sono diaframmi molto chiusi, adatti ad ambienti luminosissimi [foto]. I valori f/4 e f/5.6 sono diaframmi aperti, adatti per ambienti in penombra [foto]. I valori f/1.4, f/2 e f/2.8 sono diaframmi molto aperti, adatti per ambienti oscuri (non ho esempi da fornire).
Utilizzando opportunamente la stessa ghiera di comando, ci sarà data la possibilità di impostare il tempo di esposizione. I valori dei tempi di esposizione si misurano in frazioni di secondo. Si usano comunemente delle cifre intere, ma esse devono essere implicitamente considerate come denominatori di una frazione (ad esempio: 60 si legge "1/60 - un sessantesimo di secondo", mentre 250 si legge "1/250 - un duecentocinquantesimo di secondo").
E' chiaro, analogamente a quanto succedeva coi numeri f del diaframma, che i numeri più grandi si riferiscono ai tempi più brevi (rapidi), mentre i numeri più piccoli si riferiscono ai tempi più lunghi (lenti).
Nell'impostare tale variabile, bisogna però accertarsi di non incorrere nel rischio di cadere nell'effetto mosso. Il tempo di scatto che ci permette di evitare tale evenienza non dipende però propriamente dal tempo in sé, ma principalmente dalla lunghezza focale che stiamo utilizzando; ad esempio, con un tempo di scatto di 1/80 di sec. a 200mm otterremo al 99% una foto con effetto mosso/micromosso... una delle regole che bisogna sempre tenere in mente è la seguente: "il tempo di scatto deve essere almeno numericamente pari alla lunghezza focale dell'obbiettivo usato". Ad esempio: se desideriamo utilizzare una lunghezza focale pari a 80mm, il tempo di scatto deve essere almeno di 1/80 di sec. o meglio di 1/100 di sec., mai inferiore! Ad esempio con 1/60 di sec. saremo già a rischio mosso (altri es. a 200mm: 1/200; a 400mm: 1/400 e così via...). I grandangoli ci permettono di scattare con tempi molto più lenti senza rischiare l'effetto mosso: con un obiettivo 18-55mm a 18mm possiamo usare un tempo di 1/20 di sec. e avremo certamente una foto nitida. Questo costituirà il nostro limite massimo! Poi, in base alle condizioni di luce, decideremo cosa ci sarà più opportuno fare.
Il grado di sensibilità alla luce del sensore è misurato in ISO e le gradazioni che possiamo utilizzare sono 100, 200, 400, 800, 1600 fino ai 3200 ISO. Questo permetterà al nostro sensore di essere particolarmente sensibile alla luce con ISO elevati (800 o maggiori), ma avrà l'effetto contrario di aumentare il rumore della fotografia (possiamo definirlo "effetto digitale" o "effetto pixel", soprattutto nelle zone più scure). Per questo consiglio di utilizzare ISO il più possibile bassi, giocando molto con il tempo di esposizione.
Con la regolazione di questi tre parametri (per lo più grazie alla regolazione dell'apertura del diaframma) andremo ad agire sulla profondità di campo. La profondità di campo è l'ampiezza del campo focale. Usando valori bassi del diaframma (1.4, 2, 2.8, 4), cioè diaframmi aperti, avremo una scarsa profondità di campo, mentre usando valori alti del diaframma (11, 16, 22, 32), cioè diaframmi più chiusi, avremo una grande profondità di campo. Un esempio può aiutare a comprendere meglio... di seguito ho postato due immagini; analizziamole nel dettaglio.
La foto1 è stata scattata con diaframma il più possibile aperto (per quanto consentito dall'obbiettivo utilizzato): f/5.3. Il risultato che si ottiene sarà quello di un'area di messa a fuoco ristretta (per lo più quella in primo piano), mentre tutti gli oggetti sullo sfondo perderanno in dettaglio. Avremo quindi poca profondità di campo.
Se ora osserviamo la foto2 che è stata scattata con diaframma più chiuso con f/18, vedremo che la nostra profondità di campo è aumentata, consentendo di mettere a fuoco anche gli oggetti in secondo piano e recuperando così i dettagli anche di questi.

1 2

Foto 1: Nokon D40 - Nikkor 18-55mm a 46mm - Iso 800 - f/5.3 - 1/160 sec + Tripod
Foto2: Nokon D40 - Nikkor 18-55mm a 46mm - Iso 800 - f/18 - 1/20 sec + Tripod

In base al risultato che stiamo cercando, utilizzeremo quindi diaframmi aperti per ridurre la profondità di campo, mentre utilizzeremo un diaframma più chiuso per aumentarla. In relazione a questa scelta, ricordo sempre di regolare opportunamente il tempo di esposizione affinchè la foto abbia un corretto grado di esposizione alla luce.

Di seguito riporto un esempio in cui ho scelto di utilizzare un diaframma aperto per diminuire la profondità di campo, ma per dare una maggior "profondità" all'immagine... oltre alla regolazione dell'apertura del diaframma, in questo caso ho regolato in modalità manuale due ulteriori variabili che vanno di pari passo: la modalità di selezione dell'area di messa a fuoco (modo Area AF singola) e il modo di misurazione dell'esposimetro (Spot).

Nikon D40 + Nikkor 18-55mm a 24mm - ISO 400 - f/4.5 - 1/100 sec

Un ringraziamento particolare spetta a Stefano Cuccolini, che mi ha aiutato a muovere i primi passi in questo campo e mi ha fornito suggerimenti e correzioni per la stesura di queste poche righe. Se desiderate vedere alcuni sui magnifici scatti, cliccate qui (ve lo consiglio caldamente!!!)

Spero di non aver commesso errori, altrimenti vi prego di segnalarmeli!!

2 commenti:

Fabio Giacomelli ha detto...

Grazie mille, articolo molto utile che finalmente fa chiarezza sulle unità di misura del diaframma e delle focali. Ottimo!

Anonimo ha detto...

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