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8 luglio 2009

Onore e Ricordi...

Pasubio - La Strada degli Eroi e il Sentiero delle Creste

Partenza: Pian delle Fugazze (1162m s.l.m.)
Arrivo: Cima Palon (2235m s.l.m.)
Dislivello: 1075m
Durata: 3,5 ore (sola andata)
Difficoltà: EE
Periodo consigliato: da fine giugno ai primi giorni di luglio durante la fioritura


22/06/2009, l'estate è iniziata.
Sono le 08:26 quando ci mettiamo in marcia per ascendere il Pasubio lungo la Strada degli Eroi (è presente un sentiero che permette di evitare gli interminabili tornanti ed abbreviare così il percorso). La foresta di faggi, mutilata gravemente dalle numerose valanghe, ci nasconde dai primi timidi raggi di sole che tentano di farsi largo tra le nuvole che già arrivano a coprire la nostra visuale. Usciti da una macchia di pino mugo, percorriamo un breve tratto sulla strada fino a giungere alla Galleria d'Havet (in onore al generale da cui prende nome, è anche punto di arrivo di un servizio di pulmini); la galleria permette di abbandonare la Val Fieno e di immergersi nello splendore della Val Canale. La Strada degli Eroi partiva esattamente da questo punto e ,grazie ai suoi 2 km, permetteva di collegare la galleria al Rif. Papa; per estensione oggi con Strada degli Eroi ci riferisce all'intera rotabile che parte da Pian delle Fugazze.
All'andata però non attraversiamo la galleria, ma imbocchiamo il piccolo camminatoio che parte alla nostra sinistra: il Sentiero delle Creste! Il percorso in alcuni passaggi risulta esposto ma mai pericoloso, fatta eccezione per i periodi dell'anno in cui è presente la neve! La strada che ci condurrà fino al Dente Italiano e a Cima Palon è ben visibile, ma in presenza di nebbia e nubi basse non è priva di pericoli.

Ora siamo immersi nella magia del Pausbio: il panorama si apre tutto intorno a noi e ai nostri piedi il terreno si è trasformato in un tappeto floreale... Da punto di vista fotografico, ottimale sarebbe giungere qui all'alba o rimanere fino al tramonto: data la pericolosità del luogo, preferisco conoscere bene la zona prima di avventurarmi qui in questi orari: intanto mi sono accontentato della luce così così per esercitarmi con iperfocale e MAF!

Ai piedi di uno sperone di roccia, un ricco ciuffo di Camedrio Alpino (Dryas octopetala) è un primo piano assai invitante per scattare!!



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/14, ISO 200, 1/320", Mano Libera


Rapida deviazione per il Soglio dell'Incudine (cima molto caratteristica se vista da valle, ma altrettanto affascinante è la vista che si apre ai nostri occhi da lassù; consiglio anche di sdraiarsi a terra e sporgersi, ma prendete bene le vostre misure di sicurezza, il salto è davvero interminabile!!). La vista sul Monte Carega (l'altra cima d'eccellenza delle Piccole Dolomiti) è unica: i fiori di Sferracavallo Comune (Hippocrepis comosa) che crescono su uno sperone di roccia completano l'inquadratura.



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/14, ISO 200, 1/320", Mano Libera


Il sentiero ora prosegue proprio sulla cresta dell'Incudine e punta dritto verso il Dente Italiano; lo ritengo al momento anche una buona linea guida per lo sguardo per condurre l'occhio dalla Silene a Cuscinetto (Silene acaulis) fino alla cima, ancora coperta in qualche punto dalla neve, dove si erge l'ex rifugio militare.



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/14, ISO 200, 1/200", Mano Libera


Ora sotto ai miei piedi si estendono le gallerie del Frote dell'Incudine, e sfrutto una sporgenza per inquadrare uno dei versanti più vertiginosi della parete ovest del Pasubio.



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/14, ISO 200, 1/200", Mano Libera


Da qui è possibile scorgere anche la nostra meta, il punto più alto di tutto il massiccio del Pasubio: Cima Palon con i suoi 2235m s.l.m.! Le nubi ormai coprono tutto il cielo, la luce è molto dura, ma provo ad arricchire l'inquadratura con un po' di colore... (purtroppo non conosco il nome di questi fiori!).



D40, Nikkor 12-24 a 13mm, f/14, ISO 200, 1/200", Mano Libera


Per chi volesse, prima di giungere alla meta consiglio di virare verso est per giungere ad un piccolo museo di guerra allestito sulla roccia (è segnalato grazie alla bandiera tricolore).

Giunti alla meta, la vista a 360° è davvero incantevole: lo sguardo si perde dalla pianura vicentina alle dolomiti, dalle prealpi lombarde al Monte Grappa! Imperdibile poi è la visita alla Galleria Papa che permetteva di collegare i vari punti di appostamento al Dente Italiano: il suo ingresso è ben segnalato proprio sotto al punto più alto del massiccio. Se il tempo e le forze lo permettono, una visita al Dente Austriaco che si trova al di là della selletta dei Denti è d'obbligo: le gallerie austriache, con la Galleria Ellison che ne costituisce il tratto principale, sono molto più ordinate di quelle italiane!! E' d'obbligo per la visita a questi monumenti storici munirsi di casco e torcia, e ancor meglio sarebbe essere accompagnati da un esperto del luogo!!

Ora inizia la discesa! Alcuni tratti di sentiero sono ancora coperti dalla neve, ma con attenzione si può impostare il tragitto fino al rifugio Papa senza correre pericoli. I primi fiori di Rododendro Cistino (Rhodothamnus chamaecistus) rubano l'ultimo primo piano per uno scatto al Dente Austriaco...



D40, Nikkor 12-24 a 13mm, f/14, ISO 200, 1/200", Mano Libera


Mentre si scende con lo guardo che gode della vista dell'altopiano di Asiago, un valido punto di riferimento è il tetto in lamiera della chiesetta, dedicata a Santa Maria, che fu fatta edificare dai reduci della Prima Guerra Mondiale proprio sulla Sella del Comando dove veniva celebrata la S. Messa nel periodo estivo. Di fronte alla facciata, a poca distanza verso valle, è presente la tomba del generale Vittorio Emanuele Rossi, comandante del Battaglione Monte Berico, reduce del Pasubio, che volle tornare lassù con i suoi soldati una volta morto.



D40, Nikkor 12-24 a 22mm, f/14, ISO 200, 1/200", Mano Libera



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/14, ISO 200, 1/250", Mano Libera


Si prosegue ora su un'ampia strada sterrata fino a giungere in vista dell'imponente arco romano, edificato tra le due guerre in corrispondenza di un cimitero di guerra di cui tuttora si possono vedere bene le tracce. Emblematico il suo nome: "Di qui non si passa"!! Ho preferito la versione in BN ben contrastato per dar maggior forza al significato e all'imponenza dell'arco.



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/14, ISO 200, 1/200", Mano Libera


Il tempo intorno a noi si fa tutt'altro che ben promettente!! Nuvoloni scuri sormontano le pareti orientali del Pasubio; un bastone levigato dagli agenti atmosferici che si trovava in un lenzuolo di Camedrio Alpino (Dryas octopetala) è però un primo piano troppo invitante per non fermarsi!! Così, non appena un timido raggio di sole illumina il pezzettino di terra, colgo l'occasione al volo per scattare!! Sullo sfondo vista da nord, sotto la pioggia si può vedere la parete in cui è stata realizzata la Strada delle 52 Gallerie, scavata durante la Prima Guerra Mondiale per collegare la base del monte con la vetta al riparo dal fuoco nemico; la Strada degli Scarubbi (che si intravede nella foto sotto) era già stata realizzata, ma era esposta al fuoco austriaco.



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/14, ISO 200, 1/250", Mano Libera


Passiamo in fretta il rifugio Papa (1928m s.l.m.) con la pioggia alle spalle che ci incalza e scendiamo per la Strada degli Eroi fino alla Galleria d'Havet, costeggiando i ripidi e franosi canaloni della Val Canale. Una lingua di neve ci sbarra le strada: un piccolo passaggio di non più di 40 cm di larghezza è presente un metro e mezzo sotto di noi. Scendiamo e con cautela attraversiamo i 3-4 metri che ci separano dalla strada; ma giunto a metà, rimango affascinato dalla luce presente sullo sfondo del Carega e la pietra in bilico sulla neve sembra proprio volermi dire: "Sono qui per te"... così, in quella situazione, tolgo lo zaino dalle spalle, estraggo la mia fedele D40 e impugno il Nikkor 12-24: cerco di comporre al meglio sdraiandomi sulla neve alle mie spalle...



D40, Nikkor 12-24 a 12mm, f/14, ISO 200, 1/200", Mano Libera


Di fretta poi ci avviamo verso la partenza, senza più aver la possibilità di immortalare ancora qualche scorcio...



Riassumo di seguito alcuni dei fiori che si possono vedere affrontando quest'escursione: Giglio di S. Giovanni (Lilium bulbiferum), Stella Alpina (Leontopodium alpinum), Camedrio Alpino (Dryas octopetala), Sferracavallo Comune (Hippocrepis comosa), Silene a Cuscinetto (Silene acaulis), Rododendro Cistino (Rhodothamnus chamaecistus), Orecchia d'Orso (Primula Auricola), Scopina (Erica carnea), Ciclamino delle Alpi (Ciclamen purpurascens), Primula Farinosa (Primula farinosa), Nigritella Comune (Nigritella nigra), Raponzolo di Roccia (Physoplehis comosa), Ranuncolo Montano (Ranunculus montanus), Botton d'Oro (Trollius europaeus), Rododendro Irsuto (Rhododendron hirsutum) e molti molti altri ancora (tanto per farvi capire, mio fratello ha fotografato più di 80 specie floreali differenti lungo questo sentiero...); ma per finire cito il più raro di tutti, la Pianella della Madonna o di Venere (Cypripedium calceolus).


In quest'escursione ero equipaggiato con D40, Nikkor 55-200 f/4-5.6 (nella vana speranza di incontrare qualche camoscio), Nikkor 12-24 f/4 (utilizzato per tutti gli scatti proposti; la sua PDC, nitidezza e resa cromatica lo rendono un'ottica davvero preziosa per un fotoamatore paesaggista), Treppiede leggero (mai utilizzato). Ottimale sarebbe stato essere equipaggiati anche con un'ottica per la fotografia macro. Data la presenza di scarsa luce nei primi piani in più occasioni sono stato costretto a cestinare molti scatti: dei filtri GND (che mi sono arrivati la settimana dopo!!), sarebbero stati un grande aiuto...

4 commenti:

D40ista ha detto...

Caro Enrico, una più bella dell'altra! Quella dell'arco romano, poi, è sensazionle, complimenti!!
Mi sa che devo prendere al più presto il 12-24 (opterò per il Tokina, chè il Nikkor è un pò caruccio per le mie tasche, vista anche la D90 in programma tra i miei prossimi acquisti...), le inquadrature che sforna sono spettacolari, e il mio 20-35 credo si un pò lunghetto (ma per adesso me lo faccio bastare).
Visto che l'anno prossimo tornerò a insegnare in provincia di Verona, chissà che non si riesca a organizzare qualche giro tra le vostre splendide montagne...
Complimenti anche per l'ottimo reportage scritto, ciao!!

Enrico ha detto...

Ciao Giuliano!! le tue parole mi fanno molto piacere!!
Il 12-24 permette delle cose impensabili, e non è difficile da gestire come ho sentito per un fish, anzi... bisogna solo far un minimo di pratica per la MAF...
Beh chissà mai, speriamo di poter organizzare qualcosa!!

Luca ha detto...

Caro Enrico, la tua abilità fotografica unita alla meticolosità nella descrizione del percorso rendono questo post unico e meraviglioso, da leggere tutto d'un fiato. La tua passione per il Pasubio traspare un ogni momento del racconto. Le foto sono del solito, grandissimo livello.

Luca

Enrico ha detto...

=D grazie infinite Luca per questo prezioso commento!! Te ne sono veramente grato!!

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